In Italia, è risaputo, la passione verso il rugby si è sviluppata soprattutto durante gli ultimi anni, ma esistono cornici, come l’Olimpico di Roma, che aiutano a rendere affascinante lo sport, conclamato simbolo di fair-play fuori e dentro al campo.

Esperienze storiche

La disciplina esordisce nello stadio capitolino il 24 aprile 1954 quando giunti all’atto conclusivo della Coppa Europa – grazie al successo sulla Spagna in semifinale – gli azzurri perdono contro la Francia 39-12. Battaglia invece appartenente all’epoca recente è quella dinnanzi al Sudafrica, laureatosi poco prima campione del mondo secondo un cammino straordinario, anche sotto il piano politico e di integrazione sociale come ha saputo abilmente raccontare il film Invictus, firmato Client Eastwood e con Morgan Freeman a interpretare l’indimenticato Nelson Mandela. Proprio questo test match è il primo concesso dagli Springbook, vincitori per 40-12, decisi a festeggiare attraverso un breve tour europeo il titolo iridato.

Tifoseria calorosa

L’inagibilità del mitico Flaminio, costretto allo stop causa alcuni lavori di ampliamento e ristrutturazione, portano l’impianto a essere utilizzato dalla Nazionale nel torneo Sei Nazioni 2012. Oltre 80.000 spettatori assiepano gli spalti e incitano i beniamini contro la Scozia nell’ultimo turno e il successo ottenuto fa evitare il tanto temuto cucchiaio di legno, titolo attributo alla squadra classificatasi ultima.

Realtà inizialmente provvisoria, poi diventata stabile

Una scelta confermata nell’edizione successiva, caratterizzata dai successi rimediati contro Francia (23-18) e Irlanda (22-15) che consentono di concludere per la seconda volta al quarto posto in classifica. La sede diventa dunque definitiva quando corre il 2014, complice la rinuncia alla conduzione del Flaminio - in delega dal CONI che ne aveva la gestione – dati gli eccessivi costi di rinnovamento. Bei ricordi che incoraggiano capitan Parisse e compagni a dare il loro meglio, chiamati ad affrontare l’Inghilterra domenica 14 febbraio alle ore 15.