I giovani fan del rugby probabilmente ne avranno sentire solo parlare, ma lo Stadio Flaminio di Roma rappresenta un pezzo importante della storia ‘azzurra’ e narrarne le gesta risulta ancora meritevole.

Gli inizi promettenti

La storia che lega la disciplina all’impianto capitolino parte dagli anni ’70 quando, complice l’utilizzo dell’Olimpico per il calcio professionistico, vi vengono disputati gli incontri interni di S.S. Roma e Rugby Roma. Ad aggiungersi la stessa Nazionale, pronta a tornare in città dopo 21 anni dal più recente incontro, ancora nel match di Coppa Europa opposta alla rivale Francia.

Il Torneo Sei Nazioni

Da questo momento in poi viene trascorso un lungo periodo assieme al mondo della palla ovale, complice la decisione, avvenuta nel 2000, di ammettere l’Italia fra le partecipanti al prestigioso torneo Sei Nazioni. La cornice romana viene infatti ritenuta quella adatta a ospitare le sfide casalinghe, sebbene possano trovarvi spazio meno spettatori. Le recenti norme di sicurezza obbligano infatti a ridurre la struttura a 24.000 posti, sacrificio che non toglie tuttavia i propositi di ritornare agli antichi fasti, da qui l’introduzione di apposite misure. In particolare i lavori intendono installare lungo la curva nord e la tribuna scoperta alcune gradinate aggiuntive sorrette da una struttura tubolare.

Passaggi di consegna e la triste fine

Gestione affidata dal 1997 al CONI, a condurla però in delega è la Federazione Italiana Rugby che ottiene il passaggio formale nel 2008 attraverso la relativa delibera comunale, con sollevamento del comitato olimpico dai rispettivi oneri. Cambi di proprietà accompagnati al desiderio di concretizzare quegli interventi permanenti utili a ripristinare l’originaria capienza di circa 40 000 posti. Battuta il 12 marzo 2011 la Francia giunge comunque la decisione di far diventare lo Stadio Olimpico sede del Sei Nazioni. Scelta, inizialmente ritenuta provvisoria, ma che diventa più avanti definitiva.