A Hernan Cortés bastarono cinquecento spagnoli in stracci, sedici cavalli e un pugno di batteri per sottomette l’Impero Azteco. Per forza: da una parte c’era un manipolo di canaglie armate di archibugi e cannoni, dall’altra una marea di guerrieri dell’età della pietra che scendevano in battaglia con spadini di ossidiana, clave e scudi di cotone. Ecco, stasera la nazionale di Cesare Prandelli si troverà in una situazione analoga: scendere in campo contro i conquistadores spagnoli, tiranni di tutte le terre emerse, impugnando fionde e bastoni.

Come altro voler definire il tridente che sembra intenzionato a schierare il cittì azzurro? Candreva-Marchisio-Gilardino è roba da mezza classifica in Serie A. D’altra parte, questo passa il convento, tra un Balotelli già rispedito a casa e un El Shaarawy ombra del talento che fu. Dietro di loro c’è poco da ridere: Pirlo è reduce da un infortunio, Giaccherini e Maggio sono poca roba. Non resta che appellarci al ripristino frettoloso del sistema-Juve in difesa, sia nel modulo a tre che negli uomini, sperando che garantisca almeno in parte quella solidità che la nostra scuola calcistica sembra aver dimenticato. Per il resto, c’è solo da augurarsi che Iniesta e compagni si siano fatti drenare le energie dai presunti baccanali privati.

SPAGNA (4-3-3): Casillas; Arbeloa; Piqué, Sergio Ramos, Jordi Alba; Xavi, Busquets, Iniesta; Pedro, Soldado, Fabregas.

ITALIA (3-4-2-1): Buffon; Barzagli, Bonucci, Chiellini; Maggio, De Rossi, Pirlo, Giaccherini; Candreva, Marchisio; Gilardino.