Lo scenario era quello giusto anche se non così gremito come Luciano Spalletti auspicava alla vigilia di Roma-Verona perché l’Olimpico impiegherà tempo a tornare quello di qualche anno fa, quando erano in quasi 80 mila ad applaudire le gesta della squadra allenata dal tecnico di Certaldo. Per ora a tornare è stato solo lui, dopo circa sei anni e mezzo trascorsi all’estero a insegnare/imparare un nuovo calcio. O magari lo stesso ma acquisendo/dispensando nuove consapevolezze.

In sostanza si torna a parlare della Roma di Spalletti ma, ovviamente, dopo neppure tre allenamenti (considerando l’arrivo a Trigoria a metà della scorsa settimana), quella vista pareggiare contro il Verona nello stadio capitolino non è ancora la Roma di Spalletti. Qualche mutamento però si è visto rispetto al disegno tattico voluto da Garcia perché il tecnico umbro ha invertito le posizioni di Pjanic (ora regista) e Nainggolan (mezzala con licenza da trequartista, à la Perrotta tanto per intendersi).

Mossa quest’ultima che ha dato i suoi frutti poiché la rete del vantaggio della Roma al 41′ del primo tempo è stata generata proprio da una sontuosa combinazione De Rossi-Nainggolan, con il Ninja che, memore degli inserimenti di Perrotta, è penetrato nella difesa scaligera trafiggendo Gollini. Ciò che invece non ha proprio funzionato è stata la difesa, innanzitutto troppo bassa per i gusti e le idee del suo nuovo allenatore e con un Castan che ancora mostra di soffrire la degenza da infortunio, andando spesso in confusione con Wszolek e provocando ingenuamente il rigore trasformato poi da Pazzini per il definitivo pareggio gialloblu.

Il Verona, ultimo in classifica, non è certo una compagine che fa paura e decisamente non può impensierire una squadra come la Roma, eppure la mano di Delneri c’è e si vede. Anche, o forse soprattutto, nell’ottima lettura della gara in corso d’opera. La capacità di cambiare assetto con una certa facilità come il passare da una linea difensiva a quattro piuttosto che a tre, la sfrontatezza di aggredire i più quotati avversari in casa loro come nei minuti iniziali del secondo tempo, quando il tecnico friulano (per altro un ex) ha affiancato Wszolek e il nuovo acquisto Rebic a Pazzini in attacco, avanzando così tutto il baricentro della squadra e non consentendo ai giallorossi di uscire dalla propria metà campo.

Inoltre in casa Roma è ufficialmente scoppiato un “caso Dzeko” perché il centravanti bosniaco sembra irriconoscibile. Errori inspiegabili sotto porta, incapacità di essere quel punto di riferimento offensivo dimostratosi nelle prime gare. Scarsa capacità realizzativa. Poiché nel suo inizio di stagione, pur segnando poco (si conta in totale una sola rete su azione in su 16 gare giocate in campionato), Dzeko lavorava tantissimo per la squadra, portando sempre un pressing sulla difesa avversaria recuperando numerosi palloni e fungendo sovente da uomo assist. Spalletti avrà il suo bel da fare nel rendere possibile il recupero, soprattutto sul piano psicologico, di un giocatore irrinunciabile come lui.