Il quartetto tutto valtellinese formato da Arianna FontanaLucia PerettiMartina Valcepina ed Elena Viviani conquista la medaglia di bronzo della gara a squadre e un posto nella gloria dello short track olimpico. Dopo otto anni, la staffetta italiana eguaglia quella di Torino 2006 (nella quale peraltro corse anche l’allora 15enne Fontana).

Una gioia arrivata dopo una nuova caduta e nuovi brividi all’Iceberg Palace di Sochi. Un bronzo che sembrava sfumato causa la preclusione (fortunatamente non confermata dopo l’arrivo) per le azzurre di giocarsi il podio finale. L’oro va alla favorita Corea (ChoPark,Shim e Kim trionfano col tempo di 4’09’’498) davanti al Canada. Ma è decisiva la squalifica della staffetta cinese, seconda al traguardo e penalizzata dai giudici dopo la convulsa lotta finale con le coreane. L’Italia passa così in pochi secondi dal rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere, alla realtà da podio.

Gara tesa sin da prima dello start. Lo testimonia la partenza falsa delle coreane (con la Park). Valcepina, Fontana, Peretti e Viviani rimangono in corsa per qualsiasi risultato. Finché la Fontana cade ai -12 giri dai 3000 metri conclusivi. L’Italia perde mezzo giro. Ma la dinamica è quantomeno sospetta: Shim è davanti alla stella azzurra dopo il suo cambio: l’asiatica allarga una gamba e si mette nella traiettoria della valtellinese, che stava lanciando la Peretti. L’Italia perde irrimediabilmente (questa è almeno la sensazione mischiata a certezza immediata) le possibilità di medaglia attestandosi in ultima posizione. Troppo lontana dalle prime tre squadre. Ma le gare di short track non finiscono mai. La bellezza e l’incertezza di questo sport è condensata nella voglia di rinunciare mai. Così, dopo la volata finale Corea-Cina, decisa dallo strapotere della Shim Suk-Hee, i giudici puniscono la Cina. Le azzurre passano dal profondo dispiacere alla gioia per un risultato che era nelle corde di una squadra che lavora da più di un quadriennio e che ha scalato gradualmente i ranking a suon di risultati. Un risultato condiviso con i tecnici, ma soprattutto con Cecilia Maffei, esperta staffettista di riserva che purtroppo non potrà ritirare il bronzo, perché non scesa sul ghiaccio tra semifinale e finale. Il regolamento parla chiaro.

Con il bronzo della staffetta, inoltre, Arianna Fontana entra ufficialmente nella storia delle italiane più vincenti ai Giochi. La freccia valtellinese raggiunge la sua quinta medaglia ai Giochi Olimpici invernali (la terza a Sochi 2014), eguagliando il bottino di una grandissima degli sport invernali come Gabriella Paruzzi. Ma potrebbe non fermarsi qui. Perché venerdì prossimo si potrà giocare una nuova possibilità di podio nei 1000 metri, dove si è qualificata in apertura di giornata per i prossimi quarti di finale. Assieme alla compagna di bronzo in staffetta Martina Valcepina.

SCI ALPINO

Secondo medaglia d’oro ai Giochi di Sochi per Tina Maze. La slovena completa una sorta di “grande slam” del gigante: dopo aver vinto 13 gare tra i pali larghi in Coppa del Mondo, una coppetta di specialità e un oro mondiale nel 2011 la slovena coglie l’ultimo alloro che le mancava in questa disciplina. Dopo l’argento di Vancouver 2010 la slovena ha trionfato infatti nel gigante femminile olimpico di Sochi grazie soprattutto a una prima manche nella quale è stata favorita dal pettorale numero 1 però poi nella seconda, con pioggia mista a neve e la nebbia che andava e veniva la pista ha tenuto molto meglio anche per le migliori che partivano con numeri alti e Tina ha potuto cogliere il suo secondo oro in queste Olimpiadi dopo quello nella discesa resistendo al prepotente ritorno dal quarto posto dell’austriaca campionessa olimpica di superG Anna Fenninger, che si è dovuta accontentare dell’argento.

Il bronzo, a 27 centesimi da Maze e in rimonta dalla sesta posizione, se lo prende la campionessa uscente della specialità, Viktoria Rebensburg, che per sua stessa ammissione va a nozze su nevi acquose come quella di oggi sulle piste Rosa Khutor di Krasnaya Polyana e come quella di Whistler di quattro anni fa, col miglior tempo parziale della seconda metà gara la tedesca si prende una grande soddisfazione dopo essere stata male in salute praticamente per tutta la stagione. Grande delusione purtroppo per Nadia Fanchini, quarta dopo essere stata terza nella prima manche, e se è vero che ha aperto prima del dovuto il cancelletto di partenza della seconda frazione sarebbe davvero una disdetta perché avrebbe perso molto di più degli 11 centesimi che la separano dal gradino più basso del podio, in ogni caso quello di oggi è il miglior risultato in carriera tra i pali larghi per la camuna che il 28 dicembre scorso fu quinta nell’ultimo gigante di Coppa del Mondo disputato quest’anno a Lienz.

Quinto posto per la statunitense Mikaela Shiffrin, non male il suo debutto olimpico tenuto conto che ha mantenuto la posizione che aveva dopo metà gara, sesta e settima le svedesi Maria Pietilä-Holmner eJessica Lindell-Vikarby, quest’ultima non ha retto alla pressione di essere seconda dopo la prima manche, ottava la francese Anémone Marmottan, nona la svizzera Lara Gut che si è inventatata una seconda frazione clamorosa facendo il secondo miglior tempo alle spalle di Rebensburg e rimontando dalla sedicesima posizione di una disastrosa prima metà gara, decima l’oro ex aequo con Maze in discesa, l’altra svizzera Dominique Gisin. Grande delusione di giornata l’austriaca Kathrin Zettel, irriconoscibile diciannovesima. Purtroppo Denise Karbon chiude presumibilmente la sua carriera olimpica finendo fuori nella seconda manche, una brava Francesca Marsaglia invece recupera dalla ventiseiesima alla sedicesima posizione col quarto tempo parziale. Per le ragazze dello sci alpino resta solo lo slalom che si disputerà venerdì prossimo.