LAKE LOUISE (Canada) - Sono discipline uniche, purtroppo di nicchia, che hanno uno zoccolo duro di appassionati, competenti, tifosi, unici, a volte polemici, ma sempre vivi, discipline che, ahimé, sono anche molto seguite, da una piccola porzione di fan, o completamente ignorate, nella maggior parte dei casi. Eppure, basterebbe approcciarsi agli sport invernali con uno spirito diverso, per capirli meglio, per apprezzarli di più, per capire che esistono e meritano di essere seguiti. E poi si finirà per innamorarsi non solo del calcio, com’è inevitabile che sia, in Italia, ma magari anche di salto, sci alpino, combinata nordica, discipline da budello, fondo, biathlon, short-track e quant’altro. Sono, soprattutto, sport che in tempi e modi diversi tra loro, hanno regalato e continuano a regalare enormi soddisfazioni all‘Italia, capace, nonostante mille difficoltà logistico/economiche, di produrre campioni di livello assoluto, magari pochi, ma unici, tra neve e ghiaccio.

Questo inizio di stagione, che culminerà con i Giochi di Sochi in Russia, a febbraio 2014, ha evidenziato un’Italia vincente nello slittino individuale maschile, con il giovane Dominik Fischnaller vincente per la prima volta tra i grandi, e con l’incredibile e sempre troppo poco celebrato Armin Zoeggeler, capace di raggiungere, ieri, i 100 podi in carriera in Coppa del Mondo, un numero fantascientifico. Sarà lui, non a caso, il prossimo portabandiera azzurro a Sochi 2014.

Lo sci alpino maschile ha rinnovato la tradizione vincente con un gruppo straordinario e soprattutto con un campione unico, destinato probabilmente a diventare il più grande discesista italiano della storia davanti a fenomeni quali Plank, Ghedina, Innerhofer, ovvero Dominik Paris, classe 1989, altoatesino, capace già di vincere su piste complesse e diverse come Bormio, Kitzbuehel e, ieri, Lake Louise, (dove in passato avevano trionfato solo Herbert Plank, nel 1980, e Peter Fill, nel 2008), già argento iridato in carica e uomo dei sogni olimpici se ce n’è uno, visto che la pista da discesa di Sochi, in Russia, è bella, completa, difficile, praticamente perfetta per Dominik…

Il biathlon femminile sta rialzando la testa da almeno due stagioni dopo i fasti degli anni ’90 targati però quasi esclusivamente Santer, ha una squadra giovane (eccezion fatta per la veterana Ponza, comunque indispensabile per la staffetta, bronzo iridato 2013, prima medaglia mondiale della storia), in crescita, che ha mostrato qualità notevoli nell’individuale di apertura a Ostersund, meno nella sprint successiva, ma che in generale fa ben sperare per il futuro con atlete che si chiamano Wierer, Gontier, Runggaldier e l’ormai esperta Oberhofer. Nel maschile, si aspetta la definitiva consacrazione di Lucas Hofer, in un settore, però, dove la concorrenza è tremenda guidata dal fenomeno francese Martin Fourcade.

Lo sci alpino femminile viene da una stagione difficile, la più dura dall’annata 1990-1991, quella che, però, precedette l’esplosione di Deborah Compagnoni, ma nella trasferta America tutt’ora in corso ha quanto meno rialzato la testa, con veterane (Elena Fanchini, di nuovo sul podio in Coppa del Mondo dopo 8 anni), atlete esperte e di gran classe (Nadia Fanchini) e le più giovani (Sofia Goggia ed Elena Curtoni) pronte a mostrare in pieno il loro potenziale. Aspettiamo il gigante odierno sulla nuova pista “Raptor” di Beaver Creek, con Federica Brignone, Denise Karbon e la citata Nadia Fanchini in grado di fare bene, e il ritorno di Irene Curtoni.

A fronte di tutto ciò c’è comunque un settore del fondo, per esempio, in difficoltà da un lustro abbondante, non è una novità, nel femminile soprattutto dai ritiri di Longa e Follis, con la combinata nordica che deve registrare assolutamente la “voce” salto, troppo decisivo nell’economia della disciplina per permettere ad Alessandro Pittin (bronzo olimpico), Lukas Runggaldier e compagni di tornare ai livelli di due stagioni or sono. La speranza è anche quella di ritrovare in fretta una Carolina Kostner più competitiva, pur se in grado di conquistare due podi in due tappe del Grand Prix disputate, perché la concorrenza che dovrà affrontare a Sochi sarà terribile e quella Russia rimarrà, soprattutto, la sua ultima grande chance di conquistare una medaglia a Cinque Cerchi che meriterebbe e che coronorebbe una carriera senza eguali nella storia della disciplina, in Italia, a livello individuale.

Comunque, il movimento degli sport invernali italiani è vivo e si è visto anche un azzurro di pattinaggio velocità su ghiaccio, Nenzi, tornare sul podio in Coppa del Mondo dopo un eternità. In generale, la stagione della squadra italiana è partita col piede giusto in molti sport, ovvio non si può essere al top in tutte le discipline, soprattutto per un Paese come il nostro che non ha tutti questi praticanti in determinati settori e che non investe tantissimo in salto e combinata nordica, per non fare che un esempio. Se il buon giorno, però, si vede dal mattino, qualcosa di buono salterà fuori anche a Sochi. Restate sintonizzati su Leonardo!