Sessantadue anni dopo il toscano Zeno Colò, 38 dopo l’altoatesino Herbert Plank. Il primo fu oro, il secondo bronzo. Mancava giusto un metallo all’Italia dello sci alpino per completare il podio ideale della discesa a Cinque Cerchi. Ci ha pensato Christof Innerhofer oggi, su una pista tosta, difficile, completa, ad agguantare un argento che vale tantissimo perché dà un seguito ai troinfi mondiali di Garmisch 2011 (tre medaglie, oro in superG) e perché dimostra la solidità mentale di un atleta che  si giocava molto, nella sua carriera, e non ha tradito, sciando divinamente nelle parti più tecniche.

A tradire sono  stati semmai altri, i grandi nomi, Bode Miller e Aksel Lund Svindal, lontani dalle medalgie, lontani dal vincitore di giornata, l’austriaco Matthias Mayer, figlio d’arte, che regala al Wunderteam l’oro più bello dopo Fritz Strobl a Salt Lake City 2002. Nessuno si azzardi a parlare di carneade, perché Matthias è un signor sciatore, molto tecnico. Bronzo a Jansdurd, norvegese outsider già argento in gigante a Vancouver 2010. E’ la prima medaglia italiana a Sochi, arriva nella gara più prestigiosa dello sci alpino al secondo giorno di Olimpiade.

L’ideale per infondere la carica giusta a tutta la squadra zzurra.

Qui il risultato completo e l’analisi della gara! 

Il 29enne altoatesino di Gais, nato il 17 dicembre 1984, ha zittito quelli che lo criticavano perché si era risparmiato durante le prove e anche quelli che pensavano che queste Olimpiadi sarebbero state un disastro epocale privo di medaglie per l’Italia conquistando un fantastico argento nella discesa a cinque cerchi sulla meravigliosa pista di Rosa Khotur di Krasnaya Polyana. Inner è stato letteralmente il migliore nella parte alta sciando come solo lui sa fare nei tratti più tecnici, solo la visibilità probabilmente diversa da quella che ha trovato nove numeri prima di lui Matthias Mayer gli è costata la medaglia d’oro per soli 6 centesimi ma ad ogni modo il suo è un argento che è strettissimo parente dell’oro. Inner si conferma atleta da grandi appuntamenti dopo l’oro in superG, l’argento in supercombinata e il bronzo in discesa dei Mondiali di Garmisch-Partenkirchen del 2011 e per l’Italia è la terza medaglia olimpica di sempre in questa specialità dopo l’oro di Zeno Colò a Oslo 1952 e il bronzo di Herbert Plank a Innsbruck 1976.

Oro quindi a Matthias Mayer, il giovane austriaco, nato il 9 giugno 1990 e proveniente dalla Carinzia, è figlio di Helmut Mayer, grande gigantista e supergigantista di fine anni ottanta e argento a cinque cerchi in superG a Calgary 1988, Matthias entra nel club di coloro che diventano campioni olimpici senza mai aver vinto prima in Coppa del Mondo, ma anche se i suoi unici due podi sono due piazze d’onore in superG e anche se in discesa non aveva mai fatto meglio del quinto posto a Bormio lo scorso 29 dicembre la sua è una sorpresa fino a un certo punto perché nelle prove, in particolare nella seconda, aveva dimostrato di andare fortissimo, poi ieri, come Inner, si è risparmiato ed entrambi hanno avuto ragione, l’Austria, alla quale mancava l’uomo più forte nella velocità, il vincitore sulla Streif di Kitzbühel Hannes Reichelt, vince il settimo oro olimpico nella discesa maschile, la specialità che per loro è la più importante dello sci alpino, a 12 anni di distanza da quello di Fritz Strobl a Salt Lake City 2002, il Wunderteam maschile riscatta immediatamente il disastro di Vancouver dove di medaglie ne aveva raccolte zero.

Il bronzo lo conquista un norvegese, ma non è Aksel Lund Svindal bensì Kjetil Jansrud, argento quattro anni fa in gigante e poi mano a mano trasformatosi in velocista ma reduce da un grave infortunio al ginocchio che si è procurato ai Mondiali di Schladming dell’anno scorso e comunque già secondo in Val Gardena lo scorso 21 dicembre. I primi tre sono racchiusi in 10 centesimi esattamente come accadde ad Albertville 1992 mentre nel 2010 a Whistler i centesimi erano stati addirittura 9. Svindal e lo statunitense Bode Miller erano i grandi favoriti ma dopo essersi inutilmente spremuti nella prova di ieri hanno pagato dazio quando contava, il norvegese ha chiuso quarto a 29 centesimi mentre Miller, che aveva già azzeccato la discesa perfetta ieri quando contava nulla, oggi ha fatto una marea di errori ed è finito ottavo, e non è neanche il primo degli statunitensi dato che Travis Ganong ha ottenuto un fantastico quinto posto che è il suo miglior risultato in carriera.

Sesto lo svizzero Carlo Janka che da subito aveva dimostrato di trovarsi molto bene su questo pendio, nono l’austriaco Max Franz, un altro dal quale ci si aspettava di più, e decimo il canadese Erik Guay. Tredicesimo, quattordicesimo e quindicesimo tre svizzeri, Beat Feuz, Didier Défago, il campione uscente, e Patrick Küng, sedicesimo il migliore dei francesi, il bronzo mondiale in carica David Poisson. Complessivamente bene l’Italia con un buon Peter Fill che si è piazzato settimo, Dominik Paris undicesimo e decisamente sopra le aspettative attuali, Werner Heel ha voluto un po’ strafare, ma ha comunque chiuso discreto dodicesimo.

Grazie a fisi.org ecco le dichiarazioni dei tre azzurri al termine della discesa maschile olimpica di Sochi che ha visto Christof Innerhofer conquistare l’argento.

Cristof Innerhofer: “Questa gara per me è cominciata un paio di giorni fa, durante le prove, non credo ci sia stato alcun atleta che si sia preparato come me, durante i giorni di prova ho fatto un pezzo per volta, anche ieri avevo rallentato tanto ma non avevo perduto troppo tempo – dice Inner a fisi.org -. Nel pomeriggio della vigilia mi sembrava di avere le gambe abbastanza molli a dfferenza dei miei compagni, quindi ho cercato di sentire i messaggi che mi mandava il mio corpo. Oggi ero molto tranquillo, era arrivato il giorno della mia vita, quindi sono partito dal cancelletto con tanta serenità. Ho fatto la prima curva che m sbatteva lo sci, ho capito che non bastava quindi ho aumentato la grinta. Scendendo ho sentito che la mia sciata migliorava, sullo schuss finale ho capito che sarebbe stata una grande gara. Dopo le belel vittorie della passata stagione in Coppa del mondo e le medaglie mondiali, mi rimaneva da vincere qualcosa di importante soltanto alle Olimpiadi, sono molto orgoglioso di me stesso. Nell’ultimo mese sono stato al di sotto delle mie possibilità ma non per colpa mia, non ho mai trovato condizioni di pista adatte alle mie caratteristiche, non sono un tipo di sciatore come Svindal che può andare forte ovunque“.

Peter Fill:Sono abbastanza contento della mia prestazione , ho vidsto che ci sono. L’ultima gara a Kitzbuehel non è andata bene, qi sono ritornato coi migliori. Questo piazzamento mi regala una grande motivazione, era logico che non potevamo fare quattro medaglie, però siamo lì davanti a tutti ed è bello. Già una volta Innerhofer ha iniziato a fare m,edaglie (nei Mondiali di Garmisch, ndr) e poi ho cominciato anch’io, magari succede lo stesso, ho altre due possibilità. La pista nella parte bassa è diventata probabilmente più lenta, ma non riesco a capire esattamente il motivo“.

Dominik Paris: “Dopo tanto tempo sono riuscito a ritrovare il mio ritmo. Si è visto che sbaglio ancora in tanti passaggi, ma sono tornato su livelli di competitivtà. Ho sbagliato nella parte centrale, dove ho perduto pure la presa di un bastone. Ci sono ancora piccole cose da sistemare, ma questi sono particolari. La caduta nelle prove della Val Gardena mi ha condizionato la stagione, è stato difficile ritornare in alto. Sapevo che potevo essere vicino£. 

Werner Heel:C’è stato un miglioramento rispetto alle prove, ma qui non conta perchè contano soltanto le medaglie. Ho visto che la forma era in aumento rispetto all’ultimo mese, abbiamo ritrovato un buon feeling con il materiale, testato tanto in gennaio per arrivare qui preparati, nel finale forse ho voluto strappare a pezzi perchè non ho trovato tanto il ritmo in cima. Innerhofer sappiamo che scia bene in queste condizioni, soprattutto nella parte alta dove ha fatto la differenza. Gli faccio i complimenti”.

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