È terminato poco dopo le 13 l’incontro tra Wesley Sneijder e i dirigenti nerazzurri che avrebbe dovuto risolvere l’incresciosa questione contrattuale (o la questione-mobbing, a seconda dei punti di vista), e che invece ha lasciato inalterate le enormi distanze tra le parti. Già all’uscita dagli uffici di via Durini, l’olandese era parso di umore tutt’altro che buono:

Io sto bene, sono sempre stato bene. Non ho voglia di parlare, questo pomeriggio uscirà qualcosa da parte nostra”.

Questo “qualcosa” è uscito pochi minuti fa, tramite una nota diffusa alla stampa olandese:

In queste condizioni non ho motivo di firmare”.

Insomma, checché ne dica Moratti (che, qualche minuto prima, aveva parlato di “incontro pieno di buon senso”), Sneijder ha da un lato rifiutato la proposta dell’Inter di prolungare di un anno il proprio danaroso contratto alle medesime cifre, e dall’altro ha smentito categoricamente ciò che vanno dicendo Moratti e Stramaccioni da qualche giorno a questa parte: ovvero, che alla base dell’esclusione del numero 10 ci sia una banale valutazione tecnica.

A proposito: Stramaccioni non mi sta piacendo per nulla. È vero che è stato il club a girargli vigliaccamente la patata bollente, ma da uno dei più linguacciuti tecnici del nostro campionato, il cosiddetto nuovo Mourinho, era lecito aspettarsi qualcosa di diverso da quell’inane suffragio delle scelte societarie. Magari non fino al punto di schierare Sneijder in barba a tutto e tutti, ci mancherebbe, ma nemmeno sostenere davanti alle telecamere che dietro l’ostracismo vi siano le considerazioni di campo dell’allenatore. Va bene l’aziendalismo, ma solo finché non si oltrepassano i limiti della realtà e del rispetto dell’intelligenza altrui.

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