È un Wesley Sneijder raggiante, quello presentatosi all’adorante stampa turca due giorni dopo l’ufficializzazione del suo passaggio al Galatasaray: un bel contrasto, se ripensiamo allo scontroso musone che abbiamo imparato a conoscere nel corso delle sue tre stagioni e mezza milanesi. Sarà anche per questo che, nella conferenza stampa introduttiva, dopo l’adulazione rituale per il suo nuovo club (“E’ un onore essere qui”, “Il Galatasaray era la mia prima scelta” e altre fandonie simili), Wes non ha scaricato il temuto livore sull’Inter. Anche se qualche parolina interessante gli è comunque sfuggita.

Il signor Yolanthe (foto by InfoPhoto) ha parlato del suo passato nerazzurro, ricordando con gratitudine la meravigliosa stagione del triplete, ma anche rifilando qualche bacchettata alle strategie societarie successive all’overdose di vittorie del 2010:

Quando vinci tutto, ripetersi è difficile, se non impossibile. Quella è stata la stagione più bella, ma poi sono arrivati i momenti duri, perché l’Inter ha cambiato tanti giocatori e soprattutto tanti allenatori. Io poi ho iniziato a giocare in ruoli diversi: non è stato facile, sia a livello personale che di squadra. Tutto deve andare bene affinché io possa giocare bene, e all’Inter si era creata una situazione difficile”.

Le cose più interessanti, tuttavia, le dice a proposito del suo lungo addio all’Inter. Perché, se il Galatasaray era considerata un’opzione soddisfacente, ci ha messo così tanto a decidersi?

La mia risposta non è arrivata subito perché avevo dei problemi con l’Inter. Volevo sistemare tutte le questioni prima di accettare. Ho un buon rapporto con il presidente Moratti e volevo risolvere tutto con la società prima di fare qualunque mossa”.

La situazione in realtà era chiarissima: Sneijder era sul mercato da tempo a causa del suo rifiuto di abbassarsi lo stipendio. L’unica questione irrisolta poteva essere solo quella relativa alla buonuscita: che, evidentemente, dev’esserci stata, checché se ne dica, e pure sostanziosa.