Addio alle armi. Sir Alex Ferguson, probabilmente il più grande manager (che è diverso dall’allenatore di campo) della storia del gioco, ha vissuto ieri i suoi ultimi novanta minuti a Old Trafford, la cittadella della quale è stato capo supremo lungo 27 anni e 1499 partite. “Sono un uomo fortunato”, ha declamato il tiranno scozzese al pubblico adorante, benché nel fatto di dirsi addio nel giorno dell’ennesimo trionfo (ieri lo United ha sollevato al cielo la coppa del suo 20esimo titolo inglese) abbia poco a che fare con la fortuna e molto con quel senso innato per la gloria che solo i vincenti possiedono.

Sulla panchina dei Red Devils, rossi come il cuore proletario di Ferguson, ora siederà un altro figlio di Scozia, David Moyes, che nei giorni scorsi si è legato al più grande club d’Inghilterra per le prossime sei stagioni. Banale augurargli gli stessi successi del suo predecessore, banale intuire che sarà una grande cosa ottenerne la metà. La giornata del lungo addio è stata completata con quello, stavolta definitivo, di Paul Scholes, altra bandiera mancuniana; e quello, assai probabile, di Wayne Rooney. Sul Teatro dei Sogni cala il sipario (foto by InfoPhoto).

Farewell, Master & Commander.