Non poteva che finire così, con titoloni sensazionalistici acchiappa-vendite e livore sparso come forfora lungo tutto la penisola. La brutta vittoria del Milan a Siena, con annessa qualificazione ai playoff di Champions League e conseguente estromissione della bella Fiorentina di Montella, ha scatenato, per l’ennesima volta, la natura piagnona e vittimista del nostro strano paese. Cosa sopportabile, finché a gridare allo scandalo sono i tifosi, parziali ed emotivi per definizione; meno sopportabile, se a farlo sono i diretti interessati (i tweet di Cuadrado, Felipe e Gonzalo Rodriguez sono da ufficio inchiesta); del tutto intollerabile se è invece un quotidiano nazionale.

Prendiamo l’apertura odierna del Corriere dello Sport: “SCANDALO: rossoneri terzi grazie all’arbitro”. E, ancora, nel trafiletto: “Bergonzi nega un penalty evidente al Siena, poi fischia il fallo su Balotelli”. Uno che si fosse risvegliato stamattina dal coma non potrebbe che intuire che il direttore di gara abbia negato un rigore al Siena, per poi regalarne un altro al Milan, con tutte le conseguenze del caso. Ma è andata proprio così?

Innanzitutto, parliamo di due episodi analoghi: attaccante che scappa via alla marcatura, difensore che lo trattiene più o meno evidentemente. Difficile, se non con una buona dose di paraculaggine da ufficio marketing, valutarli in maniera radicalmente diversa (uno netto, l’altro inesistente), come fanno i colleghi del Corsport.

In secondo luogo, il presunto rigore di Ambrosini su Vitiello, checché ne dica Iachini, è arrivato un paio di minuti prima del gol di Terzi. Non ci sarebbe stato alcun 2-0 per il Siena. E, soprattutto, a giudicare dalle immagini, il fallo sarebbe comunque avvenuto prima della battuta di un calcio d’angolo, e dunque a gioco fermo. E un fallo a gioco fermo non è un fallo. Tutto qui. Dunque, anche qualora la trattenuta di Ambrosini fosse stata fallosa, Bergonzi avrebbe dovuto semplicemente redarguire il capitano del Milan, ed eventualmente ammonirlo.

Per non parlare di altri episodi occorsi durante la gara, come un intervento da dietro di Terlizzi (poi ingiustamente espulso nella ripresa) su Balotelli o un fuorigioco inesistente segnalato a El Shaarawy solo davanti a Pegolo. Tutto in cavalleria perché non fa notizia, anzi mangia la notizia (lo scandalo, of course). Non si prova a derivare una tesi dall’analisi dei fatti, ma si filtrano i fatti per corroborare una tesi. E questo non è accettabile da un quotidiano nazionale – che, fino a prova contraria, è cosa diversa da un organo aziendale o di partito.

In realtà non c’è molto da sorprendersi se, in un paese abituato a liberarsi da domini stranieri e dittature autoctone grazie all’intervento degli altri e mai con le proprie mani, lo zeitgeist imperante sia quello della deresponsabilizzazione a tutti i costi. Tutto è deciso da forze incontrollabili, spesso oscure e ostili, e in ogni caso non è mai colpa nostra. Verrebbe da dire: il calcio è un gioco e andrebbe preso come tale, con tutte le sue umanissime imperfezioni e le piccole e grandi ingiustizie che derivano dalla sua voluta esposizione alle intemperie del caso. Ma il tono di voce è troppo basso perché si distingua tra il pianto e lo stridor di denti.

P.S. due precisazioni. La prima: se davvero trovassimo di qualche interesse stilare una contabilità di errori pro e contro, probabilmente finirebbe col Milan più avvantaggiato rispetto alla Fiorentina. La seconda: i concetti sopra esposti non cambierebbero di una virgola.