Maria Sharapova non ha superato un test antidoping a gennaio, in occasione dell’Australian Open 2016. Conseguenza: doping. L’atleta russa è drogata, immagine rovinata. Conseguenze inenarrabili. La Nike saluta e rescinde il contratto milionario.

Perché l’assioma test antidoping fallito = atleta drogato è noto. Ce lo insegnano i mostri sacri dello sport: da Ben Johnson a Carl Lewis, per passare a Maradona e molti altri. Spiace dirlo, ma spesso molto velocemente si passa dall’accusa generica di doping ad etichettare l’atleta come non più degno di questo sport.

Certo, di fronte a una campionessa come Maria Sharapova ci si aspetterebbe la massima attenzione: medici, fisioterapisti, agenti, procuratori. Una che guadagna quasi 30 milioni di dollari all’anno, alle sue spalle, ha un’organizzazione composta da molte, moltissime persone. E la domanda sorge spontanea: di chi è la colpa?

Il sospetto che Masha possa aver fatto la furba, ovviamente, c’è. Ma come possiamo noi etichettarla subito come una tennista drogata, che ha preso un medicinale per pompare le sue prestazioni e vincere? No, non possiamo.

Anche perché stiamo parlando di un’atleta che, in 14 anni di carriera, di test antidoping ne ha superati parecchi. Ad occhio e croce, almeno una decina all’anno, che portano il totale a 140. Risultato: un test fallito, percentuale dell’1,40%. Bassa, decisamente bassa. Perché noi spesso dimentichiamo che può esserci anche l’errore umano.

Certo, credere alle sue scuse e alla proclamata ingenuità risulta difficile, me ne rendo conto. Così come bisogna cercare di non farsi incantare da Maria Sharapova, viso angelico e bellezza che può offuscare i pensieri. Perché alle spalle, come detto, c’è un’atleta.

Il farmaco in questione si chiama Meldonium e, a detta della russa, le serve per curare il diatebe, malattia della quale soffrono sia la mamma che il papà. Lo ha usato per anni (14, lo ripeto…) e nessuno le ha mai detto nulla. Ora questo stop, che sarà da valutare quanto lungo. Una cosa è certa: nonostante la sua auto sospensione, difficilmente la Sharapova andrà alle Olimpiadi di Rio 2016.

Il Meldonium, servendo per il diabete, dovrebbe di fatto migliorare la fluidità del sangue; ma quanto questo possa aiutare l’attività sportiva non è di certo cosa facilmente certificabile. Cosa difficilmente pensiamo che Maria Sharapova sia totalmente autonoma nelle scelte che riguardano l’assunzione di farmaci e l’attenzione all’antidoping.

Ora non resta che aspettare la decisione della procura antidoping, che quantificherà la sospensione di Maria Sharapova: come ogni volta, a vincere è il sospetto. Perché di fatto basterebbe sospendere a vita da ogni attività sportiva chi si dopa. E forse il numero di drogati (o presunti tali…) diminuirebbe drasticamente.