ROMA – Alle 19.00 in punto di sabato 15 giugno, terza giornata caldissima in fila, si chiude un’edizione del Sette Colli comunque storica, perché la n°50 del meeting di nuoto più antico del mondo. Un Sette Colli illuminato dalle stelle straniere, su tutte Camille Muffat (nella foto FIN), francese, e Ranomi Kromowidjodjo (olandese), di cui parleremo più avanti, illuminato anche da una buona presenza di pubblico almeno nell’ultima giornata, scarsa, invece, nelle prime due, e da tanti italiani che hanno cercato con tutte le loro forze di conquistare un pass per il Mondiale di Barcellona (27 luglio-4 agosto 2013), senza brillare particolarmente. Ci sono riusciti, ufficialmente, solo Martina Caramignoli e Alice Mizzau (che in realtà il pass lo aveva già in tasca per la staffetta 4x200sl e anche per la gara individuale, grazie a un tempo nuotato prima degli Assoluti Primaverili), molti altri ci sono andati vicino. E’ caduto un record italiano, nei 50 farfalla maschili. E adesso la Federazione Italiana Nuoto dovrà fare parecchie valutazioni per capire come comporre la squadra azzurra da portare in Spagna. E’ probabile che le imminenti Universiadi di Kazan, in Russia, che saranno trasmesse in diretta e in esclusiva da Eurosport, varranno ancora come prova di selezione, contrariamente a quanto previsto, ovviamente per chi è in età universitaria ed è iscritto a una facoltà. Difficile, invece, dire altrettanto per i successivi Giochi del Mediterraneo, in Turchia.

Ricapitoliamo tutto. L’ultima giornata si è aperta con il successo, scontato, della danese Lotte Friis sugli 800sl, esattamente come quattro anni fa ai Mondiali romani (con Alessia Filippi di bronzo): 8’27”39 il suo crono, con una splendida Martina De Memme seconda in 8’30”18, a soli 18 centesimi dal crono fissato dalla FIN. Già beffata per i Giochi di Londra, la simpatica, ma decisa atleta toscana, classe 1991, ha risposto così in zona mista a chi le chiedeva una definizione per quei “maledetti” 18 centesimi di troppo: “Bastardi. Si può dire? Sì l’ho detto, bastardi! Mi portano lo stesso? Io ripeto, finché non vedo scritto il mio nome, non credo più a nulla, ormai sono arrivata a questa conclusione. Promesse, non promesse, io finché non ho il foglio davanti con la convocazione con scritto Martina De Memme, Nuoto Livorno/CentroSportivoEsercito, non ci credo… Ci spero, certo, quello non costa niente. Però mi nonno diceva che “chi visse sperando morì… mettiamo un bip!“. Martina è passata a metà gara in 4’13”94 e in questi giorni ci ha sempre ripetuto come siano proprio gli 800sl la gara che sente più sua. Terza Martina Rita Caramignoli in 8’34”99, già qualificata grazie all’ottima prestazione sui 1500sl.

Sui 200 dorso uomini, vinti dall’ungherese Bernek, abbiamo rivisto con piacere Sebastiano Ranfagni, sesto in 2’00”30. Tra le donne, ecco il momento atteso di Federica Pellegrini, accolta da un boato del pubblico che in qualche modo ha ricordato quello degli 11.000 spettatori dei Mondiali 2009, indimenticabile. La campionessa veneta ha fatto sognare anche il record italiano per metà gara, con passaggio a 1’03”17, poi ha chiuso in 2’08”60. Secondo Philippe Lucàs, il tecnico francese presente in tribuna e sempre imperscrutabile, può scendere ancora di due secondi, che potrebbero persino essere sufficienti per una medaglia mondiale, in una specialità dove solo Melissa Franklin sembra imprendibile. Ma restiamo con i piedi per terra. Così Federica: “Record nazionale? No, manca mezzo secondo abbondante. Sono molto contenta. L’obiettivo, con Philippe, era quello di nuotare attorno al 2’09”30, perché comunque siamo a un mese e mezzo da Barcellona. Siamo perfettamente in linea con i programmi. Vincere a dorso? E’ una novità e come tutte le novità, è divertente. Sono passata forte, più veloce ai 100 rispetto agli Assoluti, ma comunque adesso con i carichi che stiamo facendo in allenamento non abbiamo la freschezza per fare quel mezzo secondo che appunto manca al Record Italiano. Aspettiamo Barcellona con serenità, sperando di divertirci ancora così. Sette Colli quest’anno ben diverso rispetto, al 2012, sicuramente. Ma per me tutta questa stagione è stata diversa rispetto a quella scorsa, molto più faticosa per tanti motivi. E sono rimasta molto contenta per l’accoglienza ricevuta dal pubblico. Per un po’ mi è sembrato di rivivere Roma 2009“.

E siamo ai 50 farfalla: tra gli uomini, ha vinto il brasiliano Nicholas Santos, uno dei favoriti per Barcellona, in 23”27, record dei campionati e 8° crono al mondo (ma anche il secondo è suo…); splendido Piero Codia, classe 1989, tesserato per il Circolo Canottieri Aniene, al record italiano in 23”58. Il precedente, 23”60, apparteneva a Paolo Facchinelli e risaliva ai Primaverili del 2009, con costume gommato. La beffa però è che il tempo richiesto dalla federazione è ancora più basso, 23”50. Può essere comunque che Codia venga portato alla fine a Barcellona, anche se non ha un tempo interessante sui 100 farfalla e, tenendo conto pure della crisi economica, difficile che la Federazione decida di dare un pass a un atleta per una singola gara. Più avanti nel pezzo potete leggere le dichiarazioni del ct Cesare Butini, appena rilasciate alla stampa italiana. Tra le donne, terzo successo (dopo 50 sl e 100sl) di Ranomi Kromowidjodjo, in 25”95, con Silvia Di Pietro (26”99) terza dopo la squalifica di Elena Gemo per nuotata irregolare.

I 200 rana maschili hanno incoronato il campione olimpico di Londra, l’ungherese Daniel Gyurta, altro campione straniero sceso fino a Roma a dare lustro al meeting, con Luca Pizzini secondo in 2’11”69 e Flavio Bizzari terzo in 2’11”72; il tempo limite era fissato a 2’11”10. Tra le donne successo della svedese Joline Hostman, in 2’24”90, con Elisa Cellia seconda in 2’26”46.

I 100sl libero maschili erano attesissimi sia per testare la condizione di Filppo Magnini, a cui la Federazione chiedeva comunque di scendere sotto i 49”, sia per vedere cosa era in grado di combinare Florent Manaudou, capace di nuotare in 48”40 al mattino. La finale è stata splendida, con il francese partito a razzo (troppo) e passato in 22”71 ai 50, da suicidio o quasi, ma del resto è il campione olimpico in carica sulla distanza. Filippo, invece, ha fatto esattamente quello che gli aveva chiesto Lucas (ovvero passaggio in 23”60), grande ritorno negli ultimi 25 metri e tocco finale in 48”71 (secondo, dietro Manaudou, primo in 48”55, peggioratosi rispetto al mattino, e in grande affanno negli ultimi metri), obiettivo centrato. Si può dire quel che si vuole sul pesarese, ma non che non sia un campione assoluto, unico, inaffondabile, difficile da “abbattere“. Quando serve, lui c’è. E per la staffetta veloce continua a essere pedina fondamentale. Ha esultato come a un mondiale, in acqua, e poi si è concesso ai media, così: “Sono molto contento, anche per il passaggio, quello che dovevo riuscire a fare. Ovvio che se si vuole fare un 100 decente, bisogna passare con quel crono, non di più. Ripartiamo con ancora più stimoli per i Mondiali, 48”71 al Sette Colli è sempre una bella cosa. Sono contento. Ho voluto ricordare a tutti che la corona tatuata sulla pelle c’è sempre. A me viene sempre chiesto qualcosa, è la storia della mia carriera. Nonostante i due Mondiali vinti. Mi sono guadagnato questa qualificazione. Io penso, nonostante tutto, di avere tante persone che mi tifano e mi vogliono bene. Quello che ho fatto nei 100 stile, prima di me, non l’ha fatto nessun in Italia e non so se un altro azzurro ci riuscirà in futuro, anche se ovviamente me lo auguro. Ho fatto una carriera, credo, invidiabile. Carriera che ho reso ancora più splendente con l’oro agli Europei 2012, a 30 anni. Io voglio ancora andare avanti. Smettere? Non nascondo il sogno di arrivare fino a Rio. Ma vorrei arrivarci sereno, perché mi voglio divertire. Quest’anno non mi son divertito per niente, zero proprio. Ma non per la vita privata, quello che successo con Federica ormai è successo, non parliamone più. E poi son stati due anni bellissimi, con lei. Nel nuoto, invece, ho fatto degli allenamenti durissimi, che non mi piacciono. E non mi piacerebbero neanche se nuotassi in 47”. Adesso parlerò con Lucàs e poi vedremo. Ho mangiato tanta m. in passato, a 31 anni non ne ho più voglia…”. Luca Dotto, eliminato al mattino, e Marco Orsi, sesto in 49”32, non hanno brillato, ma era previsto, perché sono sotto carico pesante di lavoro, in acqua e in palestra, e poi avevano già in tasca il pass per i Mondiali. Leonardi ha chiuso quinto in 49”26.

Camille Muffat, ancor più che Ranomi Kromowidjodjo, è sembrata la regina del Sette Colli. Nella prima giornata, giovedì 13 giugno, ha vinto i 400sl in 4’02”64, miglior crono al mondo nel 2013, e oggi si è presa i 200sl in 1’56”01, secondo crono mondiale stagionale (ma il primo ovviamente è suo, in 1’55”48). Con l’americana Schmitt che non sembra per niente brillante, rispetto ai fasti di Londra 2012, è probabile che la francese sbanchi anche Barcellona, portandosi a casa l’oro sui 200 e sui 400sl. Scommettiamo?

In chiusura: gli azzurri già qualificati per i Mondiali spagnoli, a livello individuale, sono 13: Marco Orsi, Luca Dotto, Federica Pellegrini, Gregorio Paltrinieri, Gabriele Detti, Ilaria Bianchi, Matteo Rivolta, Mattia Pesce, Fabio Scozzoli, Federico Turrini, Stefania Pirozzi, Martina Rita Caramignoli, Alice Mizzau. Questo ha detto la stagione, finora. Per quanto riguarda le staffette, tutte qualificate a livello maschile, 4x200sl e 4×100 mista tra le donne.

A nostro modesto parere, meriterebbero il pass anche Codia sui 50 delfino, Martina De Memme sugli 800sl, Lisa Fissneider sui 50 rana, se non altro perché è un talento giovanissimo cui va concessa un po’ di fiducia, Luca Marin sui 400 misti come premio a una straordinaria carriera, uno tra Milli e Di Tora a dorso, Michela Guzzetti sui 100 rana e Samuel Pizzetti sui 400sl. Dopodiché, l’ultima parola spetterà al CT Cesare Butini, che si è espresso così in chiusura del Sette Colli: “Gli abbuoni in sé e per sé non sono regali e non sono utili in una stagione in cui abbiamo anche modo di far crescere atleti giovani e interessanti in un’altra manifestazione importante come l’Universiade di Kazan, che è alle porte. Gli abbuoni devono essere, insomma, funzionali alla squadra. Bisogna ragionare un po’ a tutto tondo, bisogna dare delle certezze ai nostri atleti: se vogliamo fare dei Trials con i tempi limite, sul modello americano, poi dobbiamo rispettarli, questi tempi. Nessuno di noi è contro gli atleti, siamo sempre disponibili a dare un incentivo. Valuteremo quel che sarà più utile e funzionale a tutta la squadra. Il Mondiale di Barcellona non è l’ultima gara, è la prima di un percorso verso Rio de Janeiro 2016. Codia sarà alle Universiadi, poi vedremo. Non siamo cattivi, noi vogliamo che i nostri atleti gareggino nelle condizioni più utili possibili per la loro crescita. Ripeto sempre che stiamo affrontando un percorso verso Rio. Se noi regaliamo a Codia un Mondiale, viene e fa un cinquanta, ma vi chiedo: gli abbiamo reso un favore? Sicuri? Non è forse meglio mandarlo a fare un’esperienza diversa, ma ugualmente importante, per un atleta del 1989 appena affacciatosi ai grandi livelli?”. 

Ancora poche ore e sapremo tutto….

Infine, gustatevi un video divertente con Samuel Pizzetti e Greg Paltrinieri, grazie ad Arena!

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