Le questioni riformistiche in merito ai campionati nazionali di calcio stanno diventando di anno in anno sempre più pesanti e pressanti rischiando di far entrare in irreversibili rotte di collisione la Federcalcio e le Leghe professionistiche. Questo principalmente a causa di moventi economici che generano divergenze quasi insanabili tra questioni di natura puramente sportiva e fattori per l’appunto economico-commerciali come gli ormai imprescindibili diritti tv, fonte primaria delle entrate delle società iscritte ai campionati professionistici nazionali.

Uno dei principali punti dolenti sui quali da tempo si sta cercando di ragionare è la sovrabbondanza di club presenti in Serie A. Venti squadre sono troppe ma pare non si riesca a trovare una soluzione che possa accontentare tutti. Difficile oggettivamente, giunti a questo punto, modificare il sistema di promozioni e retrocessioni senza l’introduzione di decisioni radicali mentre la Figc per voce del suo presidente Carlo Tavecchio intervenuto alla presentazione dei calendari di Serie A e Serie B di calcio femminile al Foro Italico: “La riforma dei campionati è diventato un teorema che neanche Pitagora risolverebbe. Tra una settimana inizieremo a parlare di ultimatum, dopodiché la Figc dirà la sua“.

Nel suo intervento il presidente della Federcalcio ha aggiunto inoltre: “La Federazione non può subire indirettamente l’influenza delle Leghe, deve riprendersi almeno l’indirizzo strategico di indicare le linee guida. La riforma del calcio femminile – ha poi concluso Tavecchio – documenta che quando gli interessi commerciali ed economici sono minimi ci si mette sempre d’accordo“. Lanciando malcelate stoccate all’indirizzo della Lega Serie A.