La Juventus come ormai da par suo da almeno cinque anni a questa parte trova il modo migliore per spegnere le cinque candeline dello Stadium imponendo ancora una volta la sua supremazia casalinga. La vittima (sacrificale, si direbbe) è quel Sassuolo delle meraviglie che sta(va) facendo vedere grandi cose ma che si è dovuto alla fine arrendere a quella che nel tardo pomeriggio dell’anticipo della 3a giornata di Serie A è apparsa come una schiacciante superiorità, ammessa – tra l’altro – a chiare lettere nel fine partita dal tecnico neroverde Eusebio Di Francesco.

Il Sassuolo in tutta verità non è stato pessimo e, anzi, mentre ci si avviava verso gli ultimi 10 minuti del primo tempo è riuscito anche a concretizzare la sua orgogliosa reazione in seguito al rintronante 0-3 bianconero andando in rete con Antei approfittando forse dell’unico autentico momento di sbandamento della difesa juventina, anche con la colpevole complicità di Buffon che almeno una volta su diecimila dimostra che sa pure uscire a vuoto. Sicuramente non è stato il solito Sassuolo poiché il match interpretato dai neroverdi a Torino è stato condizionato da una inconsueta serie di errori, alcuni dei quali imperdonabili come quando sull’azione offensiva che ha portato Politano a sfiorare la rete del vantaggio il Sassuolo è rimasto totalmente scoperto consegnandosi totalmente all’arrembante contropiede juventino che ha condotto al primo gol di Higuain.

E anche nella seconda bellissima marcatura del Pipita e in quella di Pjanic poco più di un quarto d’ora dopo ci sono delle evidenti responsabilità da parte della difesa emiliana che anche in altre occasioni ha messo in evidenza non pochi problemi nella lettura di alcune situazioni. Ma d’altra parte bisogna dar atto che la Juventus della prima mezzora di partita è stata una vera e propria macchina da guerra: fluidità di manovra, movimento perpetuo e corale da parte della squadra, rapidità e precisione nei tocchi di prima, geometrie fantascientifiche che sarebbero risultate ubriacanti per chiunque e generale sensazione di grande facilità nel presentarsi in pochissimo tempo nei pressi della porta avversaria. In poche parole, una supersquadra dalle collaudatissime manovre lontana anni luce da quella Juventus impacciata conosciuta all’inizio della scorsa stagione.

Nel secondo tempo la musica non cambia col Sassuolo che ce la mette tutta e la Juventus che, in modalità risparmio energetico in vista dell’imminente turno di Champions contro il Siviglia riesce a gestire il match senza patemi per un 3-1 che però, forse, in definitiva è anche un po’ figlio di un’assenza che si è rivelata purtroppo fondamentale per Di Francesco e i suoi, ovvero quella di Domenico Berardi, sogno proibito della stessa Juventus che durante le prossime finestre di mercato farà di nuovo carte false per accaparrarselo, e senza il quale il Sassuolo difetta di quella verve, quella velocità, quella fantasia, quel quid plusvaloristico che rende i neroverdi una delle più belle realtà del calcio nostrano.