Urbano Cairo ci riprova. Il proprietario del Torino, in carica dal 2005, dopo essere diventato il presidente granata più longevo dai tempi di Orfeo Pianelli – il precedente apparteneva a Sergio Rossi ed Attilio Romero, entrambi in carica per 5 anni – vuole continuare sulla strada che porta ad avere un posto stabile in Serie A.

Se si eccettua infatti l’episodica retrocessione del Torino, nel 1958-59, più che altro figlia ritardataria della tragedia di Superga e subito riscattata con una pronta promozione in A, il club piemontese, a seguito delle altre volte in cui è scivolato in B, vanta un primato successivo di sei stagioni di fila nella massima serie.

Gli altri momenti di riscatto del Toro, vale a dire quelli che corrispondono alle promozioni in A del 1998-99, 2000-01 e 2005-06, avevano visto rispettivamente una serie di una, due e tre stagioni nell’élite del calcio italiano.

La promozione in A del 1988-89 aveva invece visto ben 6 campionati di fila nella massima serie, culminati in una storica finale di Coppa Uefa regalata all’Ajax pur senza perdere le due finali (2-2 in casa e 0-0 ad Amsterdam).

Era quello il Torino di Gianmauro Borsano, che aveva ereditato le ottime gestioni di Sergio Rossi e Mario Gerbi per poi farlo finire nella polvere.

L’epopea di Cairo, invece, potrebbe avere risvolti opposti e difficilmente pronosticabili, vista la brutta accoglienza che aveva avuto al suo arrivo e che ha per certi versi ancora oggi.

Per adesso è al secondo torneo di fila in Serie A, insegue la vittoria nel derby e ha deciso di dare fiducia a Giampiero Ventura per il terzo anno di seguito: non poco se si pensa che era dai tempi di Emiliano Mondonico che un allenatore granata non durava così tanto.

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