L’errore più grosso che la Juventus potrebbe fare sarebbe attribuire la falsa partenza del 2013 a fattori occasionali. Il pareggio di Parma, che fa seguito alla faticosa vittoria ai supplementari contro un Milan rabberciato e la sconfitta casalinga per mano della Sampdoria in 10 uomini, non è figlio di questo momento, visto che i campioni d’Italia hanno vinto solo 5 delle ultime 10 partite, perdendone 3. Non è un’emergenza, ma una tendenza. E quando una squadra stenta per un così lungo periodo, è evidente che le ragioni vanno ricercate nelle modalità con cui la stessa squadra è stata costruita.

Quando le gambe girano, la Juve è di gran lunga la squadra migliore d’Italia e senza dubbio tra le prime 8 d’Europa. Il socialismo calcistico di Conte – tutti che corrono secondo la necessità del gruppo, tutti che segnano secondo le proprie capacità – è un esperimento affascinante, ma ha un difetto congenito evidente anche l’anno scorso e che la società non ha ritenuto di dover correggere: l’assenza di un grande risolutore. L’individuo geniale che salva il popolo, insomma. La Juve della passata stagione aveva trionfato anche perché la trance agonistica derivata dall’imbattibilità aveva permesso ai bianconeri di mascherare questa lacuna, proiettandosi letteralmente oltre le proprie possibilità. Una volta spezzato l’incantesimo, tuttavia, l’errore di programmazione è tornato a galla: se la squadra è appannata, non c’è nessuno in grado di vincere le partite da solo, con una giocata o un guizzo istintivo che i comuni mortali non hanno.

Antonio Conte ha fatto da scudo, prendendosi le responsabilità per il pareggio di Parma e dichiarando che il club non può permettersi cartellini e ingaggi pesanti. Una bugia bianca, perché volta chiaramente a difendere l’ambiente, ma pur sempre una bugia: magari non adesso, ma certamente nell’estate 2012 la Juve aveva tutte le possibilità di comprare un grande attaccante. La Juve ha speso 18 milioni per Asamoah, esterno sinistro; 18,8 milioni di euro per Mauricio Isla, riserva di Lichtsteiner; e 11 per la metà di Giovinco. Fanno 50 milioni di euro mal contati. Se un investimento del genere è stato dirottato su giocatori di complemento, mentre l’unica grande falla è stata riempita, si fa per dire, con Nicklas Bendtner, allora diventa palese che Beppe Marotta e compagni (foto by Infophoto) hanno commesso un errore di valutazione enorme, almeno quanto il capitale investito. La Lazio di Miroslav Klose e il Napoli di Edinson Cavani sono lì, e a questo punto ci sperano davvero.