Quando non sei nemmeno a metà strada e hai già scavato un abisso tra te e gli avversari più vicini – che non sono, attenzione, quelli più accreditati (Inter e Napoli), ancora più staccati – puoi anche permetterti di parlare sopra la scaramanzia. Non si intravedono complotti divini in grado di poter togliere alla Juventus (foto by InfoPhotoil 29esimo scudetto della sua storia: vista la sua forza, tecnica e mentale, e vista la mediocrità degli avversari, solo un suicidio di massa tipo Waco potrebbe regalare un esito diverso da quello che al momento sembra ineluttabile.

Un mese e mezzo fa, dopo il sacco di Torino per mano degli spensierati nerazzurri di Stramaccioni, ci eravamo tutti convinti di avere a che fare con un campionato vero: con una favorita, sempre la Juventus, che si era improvvisamente scoperta vulnerabile, e con un deuteragonista all’altezza del duello per il trono, per esperienza e ambizione. Ma è bastata una cinquantina di giorni malcontata perché le gerarchie iniziali fossero riaffermate con ancora più nettezza. La Juve ha brillantemente superato il periodo di appannamento fisico e mentale di novembre ed è tornata la squadra della primavera scorsa: non subisce gol (solo due, entrambi su rigore), segna con tutti i suoi elementi, ha un gioco e un’identità paragonabili solo a quelli delle migliori 4-5 squadre europee. L’Inter, invece, si è afflosciata, dimostrandosi ancora più dipendente dal suo centravanti di quanto non lo sia il Napoli: se non segna Milito non vince mai.

Il paradosso del centravanti (l’unica carenza della Juve che si trasforma in una perfida dipendenza per le avversarie) ha di fatto segnato la corsa al primo posto, rendendo di conseguenza infernale la battaglia per l’Europa. Cinque squadre in quattro punti – dai 36 della Lazioseconda ai 32 della Roma sesta – con il Milan che, dopo la pesante sconfitta dell’Olimpico, si stacca momentaneamente dal gruppetto. Un bene, forse, perché la rimonta delle ultime settimane aveva illuso qualcuno che a gennaio bastasse disfarsi di Pato e Robinho per sistemare le cose. Ai rossoneri non serve solo un attaccante in sostituzione della coppia di brasiliani, ma anche un vice-De Jong e un difensore centrale veloce (l’unico scattista, sui cinque a disposizione, è Zapata). Discorso analogo per l’Inter: Cassano è durato qualche partita, e Milito-Palacio hanno bisogno di rinforzi. La qualificazione alla prossima Champions League è tutt’altro che scontata.