Il nodo centrale della 21a giornata di Serie A è sicuramente la rinnovata crisi dell’Inter e gli insulti lanciati da Mauro Icardi ai tifosi, in un frenetico revival di comportamenti che ricordano tanto quelli di Osvaldo. La sconfitta di Reggio Emilia contro il Sassuolo (3-1) ha di fatto rispedito all’inferno i nerazzurri, ma ha soprattutto palesato una difficoltà di gestione dei comportamenti dei giocatori fin troppo alla luce del sole.

L’ultima, in ordine di tempo, quella di Mauro Icardi, che a fine gara si è recato sotto la curva dei tifosi dell’Inter lanciando la propria maglia. I supporter, però, non hanno apprezzato e l’hanno rispedita al mittente. L’attaccante, accompagnato da quell’altro calciatore che riesce sempre a controllare i nervi che risponde al nome di Fredy Guarin, ha iniziato a inveire. Da una parte i tifosi che non hanno accettato la sconfitta, dall’altra il duo che non ha invece accettato la contestazione. Volano grassi insulti (pezzi di m… e affini, le immagini di Sky sono più che eloquenti), parole grosse, minacce. Alla fine lo stesso Icardi e altri cinque giocatori tornano in campo a chiedere scusa. Sarà, ma questo sembra tutto fuorché calcio.

Milan, ancora non ci siamo

Se l’Inter ha appena abdicato alle speranze europee e di terzo posto finale, torna a respirare e a nutrire qualche velleitaria speranza il Milan di Filippo Inzaghi: la squadra non gira e non gioca e rischia a più riprese anche contro un Parma ormai allo sbando. Alla fine ci pensano Diego Lopez e Jeremy Menez a salvare risultato e panchina di SuperPippo: 3-1, con ciliegina sulla torta la rete di Zaccardo (una presenza in campionato, un gol…). Ma ancora siamo ben lontani dal trovare il bandolo della matassa: Destro è sembrato spaesato e, in generale, il ritorno al 4-4-2 è sembrata più una mossa per colmare le lacune. Come la sostituzione, nel finale, dello stesso ex attaccante della Roma con Muntari: prima cosa, non prenderle.

Juve col freno a mano, ma la Roma abdica

Il pensiero della Champions League? Forse, o forse semplicemente un calo fisiologico. Sta di fatto che la Juventus non ha sfruttato l’occasione di staccare ulteriormente la Roma impattando a reti bianche al Friuli contro l’Udinese. Una gara dove la capolista ha sofferto molto, ma il discorso è chiaro: se la Juventus non perde punti nemmeno in questo periodo, mantenendo il +7 sulla Roma fino al prossimo scontro diretto, il campionato sembra ormai già segnato.

Genova e Verona, fine della storia?

Chi ha deluso molto è la Genova calcistica, che sembra aver perso la sua forza propulsiva che l’aveva portata a chiudere il girone d’andata con due formazioni nelle prime quattro posizioni. Il Genoa, falcidiato da squalifiche e infortuni, ha impattato 1-1 in casa contro una Fiorentina in un ottimo momento, mentre la Sampdoria ha subito la classica giornata no prendendo cinque schiaffi dal Torino con tre reti dell’ex Fabio Quagliarella.

L’Atalanta torna a respirare (2-1 al Cagliari con rete decisiva dell’ex Pinilla), ma vince anche Cesena (2-1 alla Lazio). Mentre Verona piange lacrime amare: il Chievo perde in casa contro il Napoli e l’Hellas a Palermo col medesimo risultato (1-2) e la lotta per non retrocedere inizia ad essere molto impegnativa.

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