Era l’11 febbraio 2004, esattamente 10 anni fa, quando Sergio Cragnotti (foto by InfoPhoto), ex presidente della Lazio ed ex numero uno della Cirio, fu arrestato dalla polizia tributaria su provvedimento della Procura di Roma insieme al figlio Andrea e al genero Filippo Fucile, mentre si trovava nella sua tenuta di Montepulciano. Le ipotesi di reato andavano dalla truffa alla bancarotta fraudolenta pluriaggravata e reiterata in merito al crac Cirio; rinchiuso nel carcere di Regina Coeli di Roma, vi rimase fino all’agosto dello stesso anno. Il processo di primo grado si è concluso nel luglio del 2011 e ha portato alla condanna a 9 anni di reclusione per il finanziere romano.

Pupillo e braccio destro di Raul Gardini, Cragnotti scalò rapidamente i vertici della finanza italiana negli anni Ottanta e Novanta, creando un autentico impero del settore alimentare che ruotava attorno alla Cirio, acquisita nel 1993 per 400 miliardi di lire. L’anno prima, Cragnotti aveva acquistato la Lazio versando 38 miliardi nelle tasche di Gianmarco Calleri: grazie alle risorse e all’aggressività su mercato del nuovo management, il club capitolino passò dall’anonimato (mai oltre il nono posto nei 4 anni precedenti) alla lotta per le prime posizioni (quinto nel ’93, quarto nel ’94, secondo nel ’95, terzo nel ’96). Tra il 1997 e il 2002 la Lazio conobbe il momento migliore della sua intera storia: prima la Coppa Italia del 1998 e la finale di UEFA persa contro l’Inter di Ronaldo, poi la Supercoppa Italiana e la Coppa delle Coppe del 1999, e, infine, lo storico secondo scudetto nel 2000, con lo storico treble completato dalla conquista della Supercoppa Europea e ancora della Coppa Italia. Infine, nel 2001, l’ultimo successo di Cragnotti, la Supercoppa Italiana. La Lazio di quegli anni fu uno squadrone di primo livello europeo, composta da giocatori formidabili come Sandro Nesta, Bobo Vieri, Marcelo Salas, Pavel Nedved, Juan Sebastian Veron, Jaap Stam, Hernan Crespo, Alen Boksic, Dejan Stankovic, Roberto Mancini, Sinisa Mihajlovic e tanti altri ancora. Fu anche il primo club italiano a essere quotato in Borsa e fa niente se già all’indomani dello scudetto emersero i primi scricchiolii di un impero che sembrava essere stato costruito sulla sabbia. Il crac Cirio da 1 miliardo di euro e le indagini successive rivelarono che parte di quei soldi, circa 190 milioni di euro, fu riutilizzata per ripianare le perdite del club. Alla fine di dicembre del 2002 Cragnotti lascia la Lazio: seguirono due anni di amministrazione controllata, fino all’avvento di Claudio Lotito, che salvò la Lazio dal fallimento nell’estate del 2004. Sergio Cragnotti, all’epoca, era già in galera.