Ricordate la sentenza-Bosman, che a metà degli anni Novanta costrinse il calcio a una svolta epocale, aprendo l’era del parametro zero (gran giorno quello, per Adriano Galliani)? Bene, perché 20 anni dopo c’è il rischio di un’altra rivoluzione dalle conseguenze potenzialmente deflagranti per l’intero sistema. Tutto per colpa della folle sentenza di un giudice del lavoro di Magonza, in Germania, che ha accolto il ricorso presentato da Heinz Muller, ex portiere della squadra locale del Mainz che era stato lasciato a casa alla scadenza del suo contratto biennale. Secondo il giudice Ruth Lippa, il carneade Muller aveva diritto a essere assunto a tempo indeterminato dalla sua società, perché i calciatori sono lavoratori come tutti gli altri.

E’ facile supporre quanto catastrofiche possano essere le conseguenza di una simile sentenza, se dovesse venir confermata e quindi far giurisprudenza. Basti dire che nessun club al mondo potrebbe neanche lontanamente reggere il peso di decine di contratti a tempo indeterminato: immaginatevi, ad esempio, un Milan costretto a pagare 4 milioni di euro all’anno a Mexes e Robinho da qui fino all’età pensionabile. Peraltro, è tutto da dimostrare che questa sentenza vada effettivamente a favore dei calciatori, visto che a quel punto i loro ingaggi necessariamente crollerebbero, senza considerare il fatto che diventerebbe quasi impossibile ottenere i tanti apprezzati ritocchini quando ci si trasferisce da una società all’altra.

In realtà le falle sono molte. Come sostengono gli avvocati del Mainz, “il giudice non ha tenuto conto della peculiarità del calcio, che non è paragonabile ad altre professioni per molti versi“. Incredibile, per esempio, come la corte non abbia valutato il fatto che, indipendentemente dalla sua abilità o dalle scelte dell’allenatore, un calciatore non può fare a 50 anni quello che faceva a 25. Con tutto l’amore che possiamo avere per Messi, Ronaldo e Ibrahimovic, tra vent’anni li vorremo vedere in panchina, o in uno studio televisivo, o a Miami a far casino con Bobo Vieri, e non certo a slogarsi le articolazioni in un grottesco simulacro di partita di calcio. Chi pagherebbe per vedere una scempiaggine del genere? Sarebbe carino vedere il giudice Ruth Lippa alle prese con una class action globale di milioni e milioni di telespettatori che fanno causa ai network televisivi e alle federazioni calcistiche di tutto il mondo (o sportive: perché non allargare il discorso ad altri sport? Tipo la F1, o il pugilato), indignati per la porcheria che viene loro propinata coi soldi dei loro abbonamenti.

Un’apocalisse giuridica, almeno in potenza, al confronto della quale la legge Bosman viene ridimensionata a scaramuccia condominiale. La speranza, e la convinzione, è che l’irresponsabile e insensata decisione del giudice del lavoro di Magonza venga ribaltata in sede di appello, e che Heinz Muller si trovi qualcos’altro da fare nella vita. Andare a lavorare, per esempio.