Sembra quasi una moda: ogni manifestazione che si rispetti deve affrontare qualche detrattore determinato a modificarne la formula, compreso lo storico Sei Nazioni.

Uno sviluppo esponenziale

Inserita l’Italia col nuovo millennio, pure nei giorni nostri vengono discussi cambiamenti, volti magari a introdurre il sistema di promozioni e retrocessioni. Un’eventualità che stravolgerebbe la competizione, basata su antiche tradizioni, pur assistiti a decisi progressi della disciplina nel Vecchio Continente. Se nel caso di Russia, Portogallo e Spagna è mancata la regolarità, la Georgia ha segnalato una crescita meglio radicata nel territorio. Giunta terza nel rispettivo girone dell’ultima Coppa del Mondo, e conquistata pertanto la partecipazione alla prossima edizione, impreziosiscono il curriculum i recenti 5 titoli consecutivi di campione europeo conquistati.

Voglia di emergere

Fra chi spera nel riconoscimento lo stesso commissario tecnico dei ‘Lelos’ Milton Haig: “Non è una novità per me, l’ho già detto in ogni occasione, la Georgia dovrebbe avere la possibilità di accedere al Sei Nazioni. Per lo sviluppo del nostro movimento è cruciale, è nella lunga strada che porta a diventare una nazionale competitiva, è il tipo di competizione di cui abbiamo bisogno. Basta guardare i progressi dell’Argentina da quando è nel Rugby Championship. Lo dico di nuovo: ci piacerebbe avere quell’opportunità, so che è una decisione difficile per i partner del torneo ma farebbe crescere il rugby a livello globale. Nell’est dell’Europa potrebbe esserci un grosso mercato per loro, dovrebbero considerarlo”.

Diversi sostenitori

Fa sempre parte dell’est la Romania, convinta di meritare l’onore e ‘sponsorizzata’ dal presidente Rugby Europe Octavian Morariu: “Il 6 Nazioni dovrebbe seriamente considerare l’allargamento della competizione. Magari un modello fatto di promozioni e retrocessioni non è il più indicato, ma bisognerebbe discutere e valutare su come possiamo ampliare il torneo ad altre squadre”. Favorevole pure il pilone azzurro Dario Chistolini: “Giochiamo contro molte Tier One, dobbiamo iniziare a vincere più partite anche per salire nel ranking”, mentre agevolerebbe la maturazione di altre nazionali perché “per migliorare devi affrontare regolarmente squadre più forti”.