L’Italia ha perso ancora una volta al Torneo Sei Nazioni 2016, questa volta per 58-15 contro l’Irlanda, altra grande delusa della manifestazione. Il ritornello è un po’ sempre lo stesso: tanto cuore, tanta grinta e poca qualità in campo.

Che la gara fosse una mission impossible lo si sapeva già alla vigiia: l’ultima e unica volta che l’Italia aveva vinto a Lansdowne Road era stato il 4 gennaio 1997, con il risultato di 37-29. Era un’altra Italia, che ancora non giocava nel Sei Nazioni e forse non aveva nemmeno la pretesa di poter partecipare. Era un’altra generazione, forse più qualitativa di quella attuale.

Da lì, poi, 22 incontri e successi tutti per l’Irlanda, tranne quel 22-15 per l’Italia del 2013 a Roma. A nulla è servito il ritorno i Geldenhuys in panchina e il record personale di Campagnaro, l’uomo dei sei “clean breaks”. E a nulla è valso il carisma di Sergio Parisse, ormai il cucchiaio di legno appare inevitabile.

Per l’Italia, ora, rimane un solo altro impegno: dopo l’annientamento da parte dell’Irlanda di John Smith, gli azzurri avranno ora da affrontare il Galles il prossimo 19 marzo, alle ore 14:30 al Principality Stadium. Per evitare il cucchiaio di legno.

I numeri sono impietosi: placcaggi sbagliati 17, un aspetto difensivo che bisogna curare meglio: “Abbiamo sbagliato la partita e il risultato lo dice – le parole di Jacques Brunel - poi possiamo trovare molte attenuanti, ma la nostra difesa oggi ha sbagliato. Quando abbiamo avuto il pallone non abbiamo messo in difficoltà l’Irlanda. Certo, non possiamo essere pronti ad alto livello con giocatori che hanno poche partite alle spalle di questo genere. E oggi abbiamo imparato qual è il livello di qualità richiesto”.