Stavolta Clarence l’ha pestata grossa. Non tanto per quello che ha detto, ma per il fatto stesso di aver parlato. E’ prassi antica e consolidata che al Milan le interviste si concordino con l’ufficio stampa, e il fatto che proprio lui, allenatore in bilico non per i risultati ma per il suo carattere imprevedibile, abbia preso questa decisione in piena autonomia, non fa che allontanarlo ulteriormente da quella panchina. Le breve ma gelida dichiarazione che Adriano Galliani ha rilasciato ai cronisti fuori dagli uffici della Lega ben testimoniano il clima ormai intollerabilmente teso che si respira tra Milanello e via Aldo Rossi:

Seedorf? Ha fatto certamente un’intervista non concordata con la società, questo non è bene per i nostri regolamenti interni. Ma non ha detto nulla di censurabile, quindi finisce qui la vicenda

Naturalmente, non finisce qui un bel nulla. Un allenatore, cioè un gestore di uomini, non può in alcun modo permettersi di non rispettare pubblicamente il regolamento interno del club, men che meno quando la situazione è già ampiamente compromessa di suo. In meno di quattro mesi, Seedorf è riuscito a inimicarsi buona parte dello spogliatoio, tra una confessione ai capicurva (“non voglio 3/4 della rosa”) e qualche esclusione eccellente; ha annunciato subito in pompa magna che avrebbe voluto portare i suoi uomini nello staff, infastidendo quello già presente; ha spesso ostentato il suo rapporto diretto con Arcore, scavalcando dunque la dirigenza, salvo poi accorgersi che questo rapporto era tutt’altro che immutabile. E ora, una violazione del regolamento che assomiglia tanto a un’estrema provocazione. L’addio è praticamente scontato e chissà che non si arrivi perfino alle vie legali, tanto per risparmiare qualche spiccio.

E dire che i risultati erano perfino discreti.

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