Vedo che anche la Gazzetta dello Sport si è arresa alla voce che circola sottobanco da qualche mese: Berlusconi avrebbe raggiunto il limite della sopportazione nei confronti di Massimiliano Allegri e vorrebbe affidare il suo Milan embrionale al suo vassallo Clarence Seedorf (foto by InfoPhoto). La prima parte della notizia in realtà ha ben poco della notizia, mentre è senz’altro più interessante la seconda – anche se resta da stabilire se sia materia unicamente calcistica, oppure se si sconfina in qualcosa d’altro che sta tra l’arte diplomatica e la neuropsichiatria.

A quanto pare, è bastato un rallentamento, nella straordinaria rimonta del Milan dalla zona retrocessione al terzo posto, per far tornare gli imperiali dubbi su Allegri – a cui si imputa, nell’ordine, di essere cocciuto come un asino, di aver sbagliato la formazione anti-Barcellona, di non saper trasmettere un bel gioco alla squadra, di aver mandato via campioni come Pirlo, Pato e Ronaldinho, di aver accantonato Nocerino e Robinho, di servirsi da un cravattaio rivale e di aver progettato l’attentato alla Camera dei Lord di Re Giacomo del 1605. Di fronte a cotanto impianto accusatorio, soltanto l’aggancio al treno della nobiltà europea potrebbe salvare la testa del tecnico toscano; e probabilmente neanche quello, visto che lui per primo ha iniziato a guardarsi intorno.

Se da una parte abbiamo un personaggio condannato più da una chimica negativa che dai risultati, dall’altra abbiamo il suo esatto opposto. Inutile ricordare quale campione sia stato Seedorf in carriera: oltre alle sue qualità tecniche, tuttavia, l’olandese è sempre stato dotato di un ego gigantesco, napoleonico, di un’intelligenza rara, un’astuzia felina per ciò che riguarda il mondo degli affari e un innato talento nel saper conquistare le persone. Vi ricordo che sto sempre parlando di Clarence Seedorf e non di Silvio Berlusconi. Ed è questo il punto: chi si somiglia, si piglia. Il Presidente Onorario ha da sempre un debole per l’olandese: solo tre mesi fa aveva aperto a un suo ritorno in rossonero “con altri incarichi”, e lo stesso ex Ajax e Real Madrid ha sempre considerato con favore l’opzione, peraltro non nascondendo il suo amore per Silvio (che due o tre anni fa arrivò a definire “un grandissimo uomo”).

Un’affinità elettiva forte quanto pericolosa. Le capacità di giudizio calcistico di Berlusconi non sono più esattamente a prova di bomba, com’è noto, e affidare una squadra ancora tutta da formare a uno che non ha mai allenato in vita sua non sembra la più illuministica delle pensate. Seedorf è storia e gloria del Milan e ha senz’altro le capacità per poter diventare un ottimo allenatore, ma non da un giorno con l’altro. Chiamarsi Clarence conta, ma per camminare sulle acque serve anche altro.