Stando alle dichiarazioni rilasciate alla Gazzetta dello Sport da Tiziano Treu, ex Ministro del lavoro e legale di Clarence Seedorf, le probabilità che il suo assistito intenda far causa al Milan per l’esonero del giugno scorso diventano ogni giorno più consistenti: “Noi ci auspichiamo una soluzione amichevole, ma l’ultimo incontro non è andato molto bene e al momento c’è il forte rischio che si finisca in tribunale“. Questione di soldi, ovviamente, e 10 milioni di euro lordi non sono esattamente gli spicci per il carrello della spesa; ma è soprattutto una questione di principio, all’olandese proprio non è andato giù il modo in cui è stato trattato dal club del suo (evidentemente) ex pigmalione Silvio.

Ciò non toglie che quella di Seedorf contro il Milan rimanga una strana guerra. D’accordo, non è piacevole venir messi in sella con tutti gli onori a gennaio ed essere defenestrati senza troppi complimenti a giugno, nonostante i risultati fossero tutt’altro che negativi (35 punti nel girone di ritorno, contro i 22 del suo predecessore); ed è ancora meno piacevole se ti chiami Seedorf, sei stato una bandiera del suddetto club e la tua autostima fa provincia. Di più: è fuor di dubbio che il Milan, come molte altre volte nel recente passato, si sia esposto con le proprie mani a una figuraccia colossale, prova ultima della gestione schizofrenica delle ultime stagioni. Dal punto di vista puramente dialettico, è difficile dar torto a Seedorf.

Dal punto di vista legale le cose sembrano stare diversamente. Piaccia o non piaccia a Sua Altezza Serenissima il Cavaliere di Orange e Nassau, esonerare un allenatore fa parte delle prerogative di una società di calcio, che naturalmente è tenuta a versare regolarmente lo stipendio al proprio dipendente (non è licenziamento). Seedorf ha la possibilità di godersi i circa 200mila euro netti che ogni mese gli entrano in tasca da via Aldo Rossi fino al 30 giugno 2016, e al contempo rinunciare ad allenare altre squadre; oppure, nel caso voglia rimettersi subito in gioco su un’altra panchina, si troverà costretto a scendere a patti con il Milan per ottenere parte dei restanti stipendi. Pretendere la risoluzione del contratto, e dunque la possibilità di firmarne un altro con un altro club, e il contemporaneo versamento di tutti i 10 milioni lordi da parte del Milan, assomiglia tanto alla storiella della botte piena e della moglie ubriaca. Ed è per questo che il Milan è molto tranquillo.

Una guerra in tribunale sembra la soluzione peggiore per tutti. Per il Milan, la cui immagine pubblica è già stata troppe volte svilita; per Seedorf, che al danno rischia di vedersi aggiungere la beffa (quale club assumerà un allenatore che, in caso di normalissimo esonero, è capace di farti causa?); e per il povero Tribunale di Milano, che presumibilmente farebbe volentieri a meno di un’altra pratica legale relativa a Silvio Berlusconi.