Un altro talento italiano lascia il nostro Paese. Si tratta di Simone Scuffet, classe 1996, ex numero dell’Udinese e considerato l’erede di Gigi Buffon, acquistato dall’Atletico Madrid di Diego Simeone. Ancora una volta le grandi big italiane non sono in grado – o non vogliono – trattenere i calciatori migliori. E questa volta non ce l’ha fatta neanche la formazione friulana,  che lascia andar via un 18enne dagli enormi margini di crescita per poco meno di 10 milioni: bazzecole visti i soldi che girano nel mondo del calcio.

Solitamente, l’Udinese stava attenta proprio a questi particolari: valorizzava sì talenti, ma li rivendeva solo a prezzo alto. Quando non altissimo. E dopo un’asta. I campioni di Spagna ora avranno sette giorni per decidere se formalizzare la trattativa o lasciar perdere. Ai bianconeri andranno subito cinque milioni cash, gli altri quattro sono di bonus (due facili, due complicati e legati alle presenze eventuali a Madrid).

Sì, perché Scuffet difficilmente resterà con i colchoneros. Che hanno già preso Oblak dal Benfica e gireranno in prestito il portierino friulano al Getafe, favorito sul Granada, che pure è club della famiglia Pozzo. Insomma, l’investimento è limitato, i rischi pure però. L’Atletico intende valutare più da vicino il ragazzo per poi eventualmente affidargli il ruolo di titolare. Ma noi non interessa tanto se Scuffet giocherà in una grande della Spagna o meno (farà comunque esperienza, utile per il futuro in Nazionale), quanto il fatto che la crisi del nostro calcio pare non avere più limiti.

Manca un presidente di Federazione e i nomi che si fanno danno i brividi (l’ultimo in ordine di tempo è quello di Pierluigi Collina), la Nazionale è tornata con le pive nel sacco dal Brasile. In Europa, a livello di club, fatichiamo ormai a passare i gironi. Nel nostro campionato, i Platini e gli Zico ormai non ci mettono più piede (se non dopo essere stati spolpati e scaricati dalle grandi estere) e il livello della serie A è sempre più basso. I giovani? La strada sarebbe questa. Ma, come Scuffet insegna, anche questi ormai emigrano. I club nostrani hanno sempre meno potere. Stiamo diventando come il Brasile di qualche anno fa: veniamo depredati e per vedere bel calcio dobbiamo armarci di parabola e di abbonamento per i campionati esteri. Russia 2018 è lontana, ma non così tanto.

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