Il calciomercato italiano è morto. Punto. Siamo arrivati ad una svolta, negativa ovviamente: e non lo dico solo perché vedo in Simone Scuffet un grande talento del futuro, ma perché è aberrante pensare che una società come l’Udinese, sempre attente a valorizzare i giovani, abbia ceduto un classe 1996 per quasi dieci milioni di euro. Questo nel momento in cui, in Italia, arrivano giocatori sì di valore come Alex, Menez, Evra e Cole, ma tutti a parametro zero e con età dai 30 anni in su.

A che gioco stiamo giocando? E’ questa la strada da perseguire per far tornare il calcio italiano ai livelli degli anni ’90 e 2000? No, penso proprio di no. Dovremmo dare fiducia a chi vuole emergere: sarà un caso, ma stiamo in un momento di forte cambio generazionale dove non abbiamo giocatori di valore. L’ultimo titolo mondiale, quello del 2006, l’abbiamo conquistato con chi, alle spalle, aveva vinto tre campionati Europei Under 21 di fila. E dopo? I nostri giovani non hanno più raggiunto i risultati che speravamo, tanto che anche la nazionale maggiore è naufragata prima in Sudafrica e poi in Brasile. Bisogna riflettere, questo calciomercato così com’è non va. Anche se, lo sappiamo, non esistono regole: magari tra qualche giorno gioiremo per l’arrivo di questo o quel giocatore. Ma intanto meditiamo: Scuffet in Spagna, Immobile in Germania. Viva il Calciomercato!

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