Gli scontri vergognosi di sabato sera a Roma in occasione della finale di Coppa Italia hanno suscitato le più svariate reazioni. Tra queste anche quella del presidente del Coni, Giovanni Malagò, che lunedì sera ha indicato il modello della Premier League per risolevere i problemi pallonari dell’Italia. La linea da seguire è quella imposta dalla Lady di ferro Margaret Thatcher: “Basta vedere quello che ha fatto con gli hooligans. Bisogna fare questo. Io non legifero, auspico che avvenga questo. Serve una rivisitazione del sistema calcio che non può non tenere conto dei ruoli di federazioni, leghe e forze dell’ordine, quindi anche del Ministero degli Interni, Stato e governo. Nei prossimi giorni incontrerò Abete per fare una chiacchierata a 360 gradi, e per dare un contributo fattivo alla risoluzione dei problemi”.

Il presidente federale, indicato da Saviano come uno dei massimi responsabili di questo scempio, lo dice senza giri di parole: “Una federazione sportiva non è in grado di garantire l’ordine pubblico, non ha né questo ruolo né gli strumenti”. Secondo Malagò, la via da seguire è la via inglese senza dimenticare l’esempio spagnolo citando l’episodio di Vila-Real con il “tifoso” lanciatore di banane contro Dani Alves ”interdetto a vita dallo stadio”. E’ inoltre indispensabile – dice alla Gazzetta – la “certezza immediata della pena” mentre il problema per Abete “è quello dei controlli e quindi deve essere risolto a monte”.

Il numero uno del Coni aveva già espresso le sue perplessità su questi eventi drammatici nel mondo del calcio: “E’ imbarazzante la reiterazione di quello che avviene negli stadi, situazioni in fotocopia di quanto è accaduto anni fa. Significa che o non si è fatto nulla o lo si è fatto male. Purtroppo in tanti mettono bocca su questa materia e al momento delle decisioni importanti si rimpallano le responsabilità, dicendo che il problema non investe la loro competenza”. Malagò torna, poi, sui fischi all’inno italiano di sabato all’Olimpico: “Fischiare l’inno è fischiare contro se stessi, contro tuo padre, tua madre, la tua squadra. E pensare che il giorno dopo, nella finale di pallavolo, le due tifoserie a Perugia hanno cantato l’inno a squarciagola!”. Storie di uno sport pulito che deve tornare a essere tale.

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