Sölden (Austria) - E’ ancora presto per azzardare pronostici su ribaltamenti clamorosi rispetto a un anno fa, anche perché Lindsey Vonn tornerà a gareggiare in Coppa del Mondo a fine novembre nella “sua” Beaver Creek e sarà più agguerrita e affamata (di successi) che mai. Ma certo su una cosa non avevamo mai nutrito dubbi: sul talento di Lara Gut da Comano, sul fatto che potesse prima o poi esplodere da un momento all’altro (aveva già vinto tanto, certo, rispetto alla media e all’età, tre gare in Coppa con nove podi e tre argenti Mondiali, ma vale molto di più), fino a portarla a competere per la vittoria Finale in Coppa del Mondo.

Ora, voi direte: “Ha “solo” vinto una gara, per di più a inizio stagione, a Sölden”. Vero, quindi, calma e sangue freddo. Ma l’ha fatto con una superiorità impressionante, nella disciplina “chiave” (perché base per tutte le altre) nello sci alpino e soprattutto nella specialità che tanto l’aveva fatta soffrire dal primo podio targato Semmering 2008 all’ultimo timbrato alle Finali di Lenzerheide 2013 lo scorso marzo. Il cerchio si è chiuso lì e adesso Lara è pronta per volare perché il gigante, ne siamo sempre stati convinti, è la disciplina spartiacque: se vince anche lì, e in questa maniera, poi può dominare in discesa e superG. La prova odierna sul Rettenbach, per carità, è particolare, a volte non dice niente rispetto alla stagione che poi parte veramente a fine novembre con la trasferta nord-americana, a volte dice tutto, come un anno fa, quando ci svelò lo stato di forma di Tina Maze che poi dominò in lungo e in largo l’annata, chiusa vincendo in gigante così come si era aperta a Soelden.

Lara Gut ha vinto oggi con la sua classe, con la sua sensibilità sulla neve, ma anche con la testa, il gigante d’apertura della Coppa del Mondo 2013-2014, sciando divinamente all’ingresso del muro, poco dopo il primo intermedio, nella prima manche, perfettamente in linea e al contempo veloce, senza strafare, ma senza frenare, e trovando poi grande continuità d’azione fino alla fine e la solita immensa rotondità di curva nel lunghissimo tratto pianeggiante conclusivo, che certo non la favorisce almeno riguardo a stazza e peso. Nella seconda è stata fantastica in avvio e ancora sul piano finale (immaginiamo che lavoro di caviglie e piedi debba aver fatto in allenamento sui pendii poco pendenti durante tutta l’estate…), splendida nell’ingresso sul muro dove secondo noi ha poi un po’ controllato, giustamente, rispetto alla prima manche, dato il vantaggio accumulato. L’aspetto interessante è proprio questo: a 22 anni, Lara Gut ha mostrato grande maturità. La velocità di base l’ha sempre avuta, ma spesso faceva benissimo solo tratti di manches, non due intere, almeno in gigante, o commetteva poi errori clamorosi. Ora ha vinto con la classe, ma anche con un pizzico di tattica, che non guasta dopo cinque anni d’esperienza in Coppa. Urgono conferme, certo, prima di dire che è arrivata colei che bastonerà Vonn, Maze e Riesch, ma intanto in testa alla Coppa del Mondo e di gigante ora c’è lei. Tutta fiducia in più per le prossime gare veloci…

Particolare il disegno della prima manche, tracciata dal francese Albrieux:  asincrono, con curve lunghe sulla destra e corte verso sinistra. E sono state in molte a farne le spese, affogate fra le porte senza capire il perché.

Quella raggiunta oggi è la 4a vittoria in Coppa del Mondo per la 22enne di Comano (dopo le due in superG a St. Moritz e Zauchensee e quella in discesa di un anno fa in Val d’Isere), la prima in gigante, la prima della Svizzera femminile a Sölden: l’ultima elvetica a trionfare tra i pali larghi era stata Sonja Nef il 4 gennaio 2003 a Bormio. Dietro di lei le sempre competitive e costanti Kathrin Zettel (al quinto podio, con una vittoria, sul Rettenbach, record assoluto) e Viktoria Rebensburg, che dal 2010 a oggi a Solden è stata prima, seconda e terza in quattro occasioni. Straordinaria quinta col numero 37 Tina Weirather (era già stata 11a due anni fa con il pettorale 42), al miglior risultato in gigante dove era stata due volte undicesima, sesta un’ottima Mikaela Shiffrin anche lei al miglior risultato tra i pali larghi in Coppa del Mondo dopo l’ottavo posto di Semmering dell’anno scorso: fu sesta anche ai Mondiali di Schladming 2013. Buon decimo posto della Gagnon, che attendiamo tra le miglior in slalom, brava la Hronek, 11a, brava la Fischbacher, 13a al rientro in gigante sul Rettenbach.

Due le delusioni di giornata: Tessa Worley, la campionessa del mondo in carica che sul Rettenbach non ha mai fatto bene e che, nonostante la presenza  del muro centrale predisposto in qualche modo ad esaltarne le caratteristiche tecniche, evidentemente non riesce a essere più dolce e leggera su una neve non esattamente ghiacciata come spesso si trova a Soelden. Ha chiuso 21a, a 3”31 dalla Gut, irriconoscibile nell’azione pur senza commettere grossi errori! E Tina Maze? La dominatrice della scorsa stagione è finita sesta nella prima manche, limitando i danni nel piazzamento, non certo nel distacco (oltre due secondi), crollando poi dal muro in avanti nella seconda, con il 18° posto finale a 3”05. E la sorpresa è stata grande perché la slovena in allenamento volava e i confronti con le dirette avversarie, anche a Solden, anche settimana scorsa, l’avevano indicata ancora una volta come la principale favorita di questa gara, da lei già vinta tre volte in passato (la prima dieci anni fa).

L’Italia femminile può e deve fare meglio: mancava Irene Curtoni, la nostra miglior gigantista un anno fa, ma delle nove ragazze al via (Brignone, Karbon, Nadia Fanchini, Moelgg, Elena Curtoni, Sofia Goggia, Sabrina Fanchini, Giulia Gianesini e Lisa Magdalena Agerer) solo le prime tre citate si sono qualificate alla seconda manche. Nadia ha chiuso 14esima dopo il 29° posto della prima manche, con il miglior tempo nella singola frazione e la sensazione chiara di un approccio sbagliato in avvio, altrimenti sarebbe probabilmente terminata tra le prime cinque; Federica, al rientro in Coppa del Mondo dopo quasi un anno e quasi emozionata per questo al parterre, ha stupìto con il 10° posto nella prima manche, sciato benissimo fino all’attacco del muro nella seconda, per poi perdersi incredibilmente fino a concludere 25a. Vale molto di più e lo sa benissimo, ma questa prima gara le è servita per rompere il ghiaccio e, speriamo, capire che può tranquillamente tornare a rischiare e buttarsi come faceva, da vincente, fino a due stagioni or sono. Da qui al prossimo gigante manca più di un mese, c’è tempo per mettere a posto i dettagli. Stesso discorso per Denise Karbon, 18a, la più felice del gruppo rosa italiano perché non pensava probabilmente di poter valere così tanto con pochi pali fatti in allenamento. La prima parte della sua II manche è stata splendida, poi potrebbe aver patito anche la fatica dopo l’operazione alla caviglia subita lo scorso marzo e un recupero che è stato più lento del previsto.

Male, invece, Manuela Moelgg, Elena Curtoni, Sofia Goggia, Sabrina Fanchini Giulia Gianesini, Lisa Magdalena Agerer, Manuela Moelgg (giustificate solo Giulia Gianesini, al rientro dopo i problemi alla vista causati da un trauma cranico subito in Argentina a settembre 2012, Sabrina Fanchini, operata al crociato nel dicembre 2012, e Manuela Moelgg, ha cominciato a sciare tra i pali solo a fine settembre…), che non sono riuscite a qualificarsi per la seconda manche pur avendo, almeno le prime tre, pettorali discreti/accessibili, visti anche i risultati di altre atlete (Tina Weirather 5a con il 37…). Le ragazze sono preparate e allenate bene sia dal punto di vista fisico che da quello tecnico, stanno recuperando quasi tutte dai numerosi infortuni subiti durante la scorsa annata, quindi rimane l’idea che si tratti solo di un problema di testa, di una specie di “blocco” che non consente alle nostre atlete di rendere in gara come in allenamento, ma soprattutto di credere MOLTO di più nelle proprie capacità. Livio Magoni, il tecnico bergamasco che lo scorso anno vinse la Coppa del Mondo con Tina Maze e che da qualche mese è il responsabile della squadra femminile di slalom e gigante, era ben conscio di tutto questo: sapeva e sa bene che il problema è più mentale che fisico/tecnico, si aspettava un inizio difficile così come si aspetta problemi anche nello slalom di Levi, il prossimo 16 novembre, seconda gara di Coppa 2013-2014 nella specialità in cui soffriamo tanto da un lustro, ma è forse l’allenatore migliore possibile per poter portare Agerer e compagne, con calma e senza isterismi, ma compattando il gruppo nelle difficoltà, fuori da questa situazione, ricostruendo morale, fiducia, cattiveria agonistica e capacità di rendere al meglio quando veramente conta. Abbiate fiducia in questo gruppo di lavoro, noi ce l’abbiamo.

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