Il doppio trionfo nel fioretto, conquistato sempre contro la Russia, a squadre, nell’ultima giornata di assalti al Mondiale di scherma 2015, cambia decisamente il bilancio per l’Italia a Mosca. Intanto, gli azzurri hanno raggiunto in testa al medagliere i padroni di casa appaiandoli almeno per numero di ori, quattro; i tre argenti russi consentono alla Nazionale organizzatrice della manifestazione di chiudere poi davanti a tutti, ma Cheremisinov e compagni non hanno saputo fare meglio dei nostri schermidori per titoli assoluti, il dato più significativo. E non è poco in una rassegna che i padroni di casa volevano assolutamente dominare, più ancora che a Kazan 2014, davanti a un pubblico caldissimo, trascinante, e con qualche aiutino che qua e là è piovuto dagli arbitri, messo per altro in conto. Nulla di scandaloso.

BILANCIO

Il risultato finale è ottimo per gli azzurri anche se, entrando nel dettaglio e considerando il potenziale tecnico e umano, si poteva ovviamente fare meglio in alcune armi/gare, ma questo è un discorso che può ripetersi a ogni manifestazione. Era lecito per esempio attendersi di più da Elisa Di Francisca, eliminata agli ottavi di finale nel tabellone di fioretto individuale per una stoccata dall’americana Prescod, causa… cartellino rosso. Una beffa. Ma la jesina è al top da sei anni e dopo aver vinto tutto, in alcuni casi più volte, una battuta d’arresto si può e si deve accettare. La delusione più grande per noi rimane quella della squadra di spada donne a squadre: sempre sul podio in stagione eccezion fatta per l’ultima tappa di Coppa del Mondo, vincitrice a Buenos Aires, bronzo agli Europei tre settimane fa a Montreux, sulla rampa di lancio per puntare quanto meno alla finale assoluta che manca dal 2009 (fu oro, il primo e unico finora), Fiamingo e compagne si sono arrese alla Francia nei quarti, squadra giovane, in ascesa, ma meno forte delle azzurre, per poi chiudere settime, un risultato ben al di sotto delle aspettative. Resta invece da capire il motivo per cui una ragazza talentuosa come Rossella Gregorio, parliamo di sciabola femminile, riesca a tirare al massimo sia in Coppa del Mondo che nella rassegna continentale (due bronzi nelle ultime due edizioni) per poi uscire presto di scena al Mondiale: primo turno un anno fa, secondo turno a Mosca. Mistero. Seconda domanda: esistono ricambi in quest’arma, al femminile? Se sì, forse è il momento di gettarli nella mischia. I casi Curatoli e Santarelli insegnano, certo, magari a fronte di scelte dolorose. Ma dirigenti e commissari tecnici sono lì anche per quello.

MONDO

Lo diciamo da un lustro abbondante: le Nazioni competitive nella scherma si sono moltiplicate e il dato è destinato a salire. Un bene per lo sport, una difficoltà in più per l’Italia, che comunque, con alti e bassi inevitabili, è competitiva in tutte le armi, vanta ricambi di prim’ordine alle spalle e ha ritrovato anche la squadra di spada maschile, il cui 4° posto di Mosca vale quanto una medaglia se non di più, perché rilancia Pizzo e compagni in ottica qualificazione a Rio 2016 e rende i ragazzi più consapevoli del loro valore. Lo scalpo della Francia è super prestigioso. I successi azzurri a squadre hanno abbondantemente compensato il risultato dell’individuale, dove i ragazzi non sono riusciti a vincere nemmeno una medaglia in tre armi, un dato su cui riflettere comunque. Nuove Nazioni competitive all’orizzonte? Brasile, Tunisia, Vietnam, rappresentanti di tre continenti, Sudamerica, Africa, Asia, in forte ascesa in questo sport. Ma attenzione agli Stati Uniti: agli albori del XXI secolo dominavano solo nella sciabola femminile, oggi sono forti in tutte le armi in ambo i sessi. Non è escluso che nel giro di 5-6 anni possano arrivare a dominare il medagliere assoluto. Quando il team USA vuole fortissimamente un successo, dato anche l’ampio bacino umano di cui dispone, poi spesso se lo va a prendere. Tredici Nazioni a medaglia, con Tunisia, Danimarca e Svezia nell’elenco, dieci europee, più Giappone, Stati Uniti, Corea, Cina e appunto Tunisia. Primi storici successi per Ucraina (spada maschile a squadre) e Giappone (Ota nel fioretto individuale uomini).

CONCLUSIONI

Complimenti a Cassarà ed Errigo per aver tirato con evidenti problemi fisici o stato di forma ben lontano dal top, il destino ha ripagato con due ori a squadre. Inna Deriglazova è stata l’atleta che più ha cercato di mettere in difficoltà le fiorettiste azzurre nell’ultimo lustro, in qualche caso ci è pure riuscita. Il suo titolo iridato individuale ci può stare, è meritato, ma restiamo convinti che la migliore Errigo possa battere sempre la miglior Deriglazova, pur, nel caso specifico di Mosca, con due stoccate praticamente regalate dagli arbitri alla russa nella semifinale del torneo singolo che è stata fatale alla monzese. Proprio perché in Russia Arianna era in realtà ben lontana dalla forma migliore. Poco male, crediamo: se doveva capitare, meglio adesso che ai Giochi di Rio 2016. Infine: abbiamo scoperto che Olha Kharlan è umana, vivaddio; abbiamo avuto conferma che si può vincere in questo sport a 40 anni suonati (Imre, spada maschile), già lo sapevamo; abbiamo spezzato il tabù iridato con gli sciabolatori azzurri, che da più di dieci anni meritavano questo trionfo e che rende giustizia ad Aldo Montano e Diego Occhiuzzi; a Rossella Fiamingo, che può diventare la più grande spadista della storia nel giro di 2-3 anni, chiediamo di essere ancora più leader del gruppo nella prova a squadre, può farlo; e abbiamo forse gioito più del solito per il trionfo del Dream Team sulle storiche rivali russe, nel fioretto donne a squadre, russe che per una volta si erano prese la scena nella gara individuale (oro-argento Deriglazova-Shanaeva). Vincere dominando, perché si è più forti, ma con avversari deboli, ha comunque un suo gusto. Ma vincere dominando, contro avversari veramente forti, rende tutto più bello. Più umano. Più esaltante. O no?