MILANO - Istinto, velocità, capacità di reazione immediata, ovviamente tanta tecnica. La sciabola è un’arma della scherma che regala emozioni in tempi ristretti. A livello femminile, “nasce” ufficialmente nel 1998, con i primi Campionati Mondiali, anche se staccati dal resto del programma, mentre dal 1999, da Seul, viene inserita regolarmente nell’ambito delle rassegne iridate. L’Italia fu subito protagonista allora, con Ilaria Bianco argento e Anna Ferraro bronzo a livello individuale, e poi d’oro a squadre con l’aggiunta di Tognolli e Colaiacomo. Da oltre 10 anni le azzurre si sono sempre mantenute ad alti livelli, grazie alle pluri medagliate Bianco e Marzocca, ad Alessandra Lucchino e all’ultimo grande talento della scuola azzurra, la livornese Irene Vecchi (nella foto Augusto Bizzi), classe ’89, tesserata per le Fiamme Gialle. All’Italia manca però ancora un titolo mondiale, a livello individuale…

Irene, dopo il buon 6° posto ai Giochi di Londra 2012, ha iniziato la stagione 2013 vincendo subito, alla grande, la 1a tappa, guarda caso ancora a… Londra. A livello Giovani, è stata argento individuale ai Mondiali di Belfast 2009. Tra le “grandi”, può vantare due successi in Coppa del Mondo, tante medaglie a squadre agli Europei, con l’oro di Sheffield 2011, ed è alla ricerca del grande acuto a livello individuale, ai Mondiali.

Irene, piccolo bilancio di questa prima parte di stagione?

Dunque, direi che ho cominciato sicuramente con il botto, vincendo una gara, ma soprattutto battendo la mia super bestia nera (l’ucraina Olga Kharlan, ndr); poi un pochino di alti e bassi, ma comunque alla fine sempre un rendimento costante tra le prime 16 del mondo. Quindi, dal momento che avevo abituato tutti a inizi in sordina, come un diesel, nelle precedenti annate di Coppa del Mondo, diciamo che quest’anno ho sfatato questo mito. Spero di continuare ad andare in crescendo“.

Vero che l’ucraina Kharlan ha vinto molto nelle prime tappe di Coppa del Mondo (4 volte…), ma sbaglio o c’è un po’ più di equilibrio quest’anno, con anche le atlete polacche, per esempio, capaci di inserirsi ogni tanto al vertice, così come la Vougiouka, e non solo le solite Zagunis, Kharlan, russe (con le italiane)?

In realtà l’equilibrio c’è sempre stato, questi nomi che hai fatto sono da sempre tra le prime del mondo, si alternano nelle prime posizioni del podio da anni oramai. Diciamo che ultimamente riescono ad essere un pochino più costanti di noi italiane…“.

Visto che non l’abbiamo potuta “ammirare” dal vivo, ci racconta nel dettaglio com’è stato il successo di Londra e soprattutto la semifinale con la Kharlan?

La mia gara di Londra…. è stata la più inaspettata della mia carriera, non perché non ci credessi, ma perché è successo tutto con una tranquillità e serenità a cui non ero abituata! La prima prova dopo le Olimpiadi non è sempre semplice, soprattutto perché all’esordio del primo assalto avevo un’ungherese ostica, che in carriera vanta anche qualche podio in Coppa. Però è andata bene, forse la tranquillità e la spensieratezza hanno giocato a mio favore, come del resto la consapevolezza che al massimo avrei potuto iniziare la stagione con un bel…. 64, posto a cui ho sempre abituato tutti alla mia prima gara, nel recente passato! E invece no, a Londra poi ho vinto, sfatando finalmente questo mito e riuscendo a battere l’atleta più in forma della stagione, ovvero la numero 1 del ranking. Londra rimarrà un bel capitolo del mio 2012, anche se questa vittoria è arrivata a gennaio 2013…“.

Personalmente adoro la sciabola, ma in Italia, a livello femminile, è considerata (e praticata) quanto il fioretto?

La sciabola è l’arma che ti lascia più con il fiato sospeso, forse, quella che ti tiene incollato al televisore. Ma i numeri sono un pochino inferiori, rispetto al fioretto. Certo, non per questo perde di spettacolarità“.

Cosa mi dice delle sue compagne più giovani che si sono fatte almeno notare in questo inizio di Coppa del Mondo? Possiamo essere fiduciosi per il futuro della sciabola femminile italiana?

Siamo una squadra giovane, che deve sicuramente crescere, ma che ha dimostrato di essere già competitiva. Il nostro ct dice che una rondine non fa primavera e che abbiamo da lavorare ancora tanto. Ne sono convinta. Come sono anche certa del fatto che, se abbiamo centrato due podi in quattro gare, siamo già una squadra che vale qualcosa di importante“.

Si è posta un obiettivo particolare per questa stagione? Per ora le aspettative sono state soddisfatte o è contenta, diciamo, “a metà”?

Gli obiettivi di questa stagione sono… le bellissime medaglie che avrò la possibilità di giocarmi quest’estate, ai Mondiali di Budapest! Ovviamente passare per qualche altra bella soddisfazione tra le gare di Coppa del Mondo non mi dispiacerebbe, sia chiaro. Ma voglio puntare a quello che non sono ancora riuscita a raggiungere (cioè una medaglia iridata, ndr). Quindi per adesso sono soddisfatta soltanto a metà dei miei risultati, ma pienamente convinta del lavoro che sto facendo a casa“.