ZAGABRIA (Croazia) – “Per l’Italia e per la gloria, vittoria, vittoria!“. L’inno pre-gara degli sciabolatori possiamo tranquillamente allargarlo a tutta la grande famiglia della scherma italiana (foto Augusto Bizzi), che come al solito non sbaglia un colpo (ma è normale) e riesce a essere competitiva in tutte le armi, sia a livello individuale che a squadre, contro il resto d’Europa. E questo capita meno spesso, posto che gli azzurri comunque vantano campionissimi ovunque.

La squadra che lascia Zagabria, dopo un’Olimpiade vincente, un Mondiale di Catania (2011) a dir poco trionfale, è rinnovata, ringiovanita in alcuni elementi, eppure dannatamente competitiva e questo fa immensamente piacere e non dice mai abbastanza dello straordinario lavoro che si fa, spesso in silenzio, in molte sale d’armi sparse in tutta la Penisola, non solo a Livorno o Jesi, i poli che attualmente restano nell’immaginario collettivo per via dei “nomi” titolati che da lì provengono. Da Milano a Napoli da Frascati alla Liguria, i nostri schermidori e i rispettivi maestri, che sono il vero fulcro di tutto, possono continuare a insegnare al mondo come si tira di scherma.

L’Italia ha vinto il medagliere europeo con 3 ori, 1 argento e 4 bronzi, per un totale di otto medaglie, davanti alla Germania padrona di casa, alla Romania (di nuovo in grande ascesa, dopo i fasti degli anni ’90, anche se non più nel fioretto donne, ma nella sciabola maschile e nella spada femminile) e Russia, storiche potenze europee. La Francia ha rialzato la testa dopo il clamoroso “zero” di Londra, e si è assestata al nono posto nel medagliere, con due argenti e due bronzi, ma nessun oro. Grecia e  Gran Bretagna, presenti già da qualche edizione nel medagliere, danno l’idea di una scherma sempre più globalizzata, anche nel Vecchio Continente. E non da quest’anno, certamente.

Ci perdoneranno Elisa Di Francisca, Arianna Errigo, Diego Occhiuzzi, Aldo Montano (a proposito, ben tornato campione!) Paolo Pizzo e Matteo Tagliariol, se per una volta regaliamo “la copertina” a volti nuovi che fanno ben sperare in un futuro ancora più roseo (Berrè), a campionesse che stanno trasformando il potenziale in realtà (Vecchi), a protagoniste ritrovate dopo aver accarezzato persino l’idea del ritiro, per fortuna scongiurato (Quondamcarlo). Si riparte anche, se non soprattutto, da loro.

Siamo felicissimi per la prima medaglia individuale pesante di Irene Vecchi, ragazza d’oro in ogni senso, cui la definizione del sempre guascone Aldino Montano calza a pennello “è proprio una brava bimba” (anche per il viso d’angelo, aggiungiamo noi…), ma che finalmente si è presa quel che meritava da almeno un paio di stagioni. E’ un bronzo individuale, non un oro, per giunta Europeo, non mondiale, ma vale tanto, anche se le avversarie, nella sciabola femminile, non mancano di certo, sia in Europa (quella Kharlan così grintosa ed efficace, oltre che bella da vedere, che però ancora deve vincere un oro importante fuori dal Continente, a livello individuale) che nel mondo (Zagunis). Ma Irene c’è e questa medaglia speriamo dia alla simpatica livornese l’unica cosa che probabilmente le manca in grande quantità, perché a livello tecnico non ha nulla da invidiare a nessuno, nemmeno alle campionesse appena citate: convinzione in sé stessa, convinzione nella possibilità di lottare alla pari contro chiunque. E Irene adesso dovrà anche abituarsi al ruolo di capitana della squadra e di sciabolatrice deputata a chiudere le prove di gruppo, perché così è stato a Zagabria, con le compagne giovanissime, Sinigaglia, Gregorio, Stagni, che l’hanno aiutata a conquistare un altro bronzo, questo ancora più importante. Il ricambio c’era già stato, in parte, nelle prove di Coppa del Mondo della stagione in corso, dove le “giovanotte” erano già riuscite a salire sul podio e anche sul gradino più alto, di volta in volta con l’aiuto anche di una o più veterane. E, a proposito, dispiace, certo, e non poco, non vedere per il momento in pedana in un grande appuntamento le due sciabolatrici più vincenti in Italia dal 1998, cioè da quando l’arma è “nata” anche al femminile, Gioia Marzocca e Ilaria Bianco. E si spera di ritrovare, comunque, Alessandra Lucchino. Non entriamo nel merito delle scelte del ct Giovanni Sirovich perché non è compito nostro, le scelte vanno rispettate, dolorose o meno che siano.

Proprio Giovanni, invece, ha commentato così il bronzo a squadre delle sciabolatrici: “E’ una medaglia dal sapore dolcissimo che indica come la via del rinnovamento sia giusta e possibile. Questa squadra ha dei limiti molto alti e tutti da scoprire. Sta alla nostra dedizione ed al lavoro quotidiano scoprirli e raggiungerli”. Avanti così.

Restando alla sciabola, ecco il (piccolo, nel senso di giovane) campione in nuce che aspettavamo da un po’: se anche il russo Yakimenko si è scomodato a tesserne le lodi, allora vuol dire che Enrico Berrè da Roma, 20 anni, tesserato per le Fiamme Gialle, campione europeo giovani nel 2010, è veramente un grande talento, da custodire ed educare con pazienza e fiducia. Che esce da Zagabria e dai suoi PRIMI campionati Europei senior con un bronzo nell’individuale (dove ha sconfitto il campione olimpico in carica, l’ungherese Szylagi) e un oro a squadre, assieme a Gigi Samele (25 anni, l’altro “puledro” dell’arma), Diego Occhiuzzi (32 anni, vice-campione olimpico e n1 del ranking, quest’anno vincitore di una tappa in Coppa) e Aldo Montano (34 anni), per una volta “costretto” alla panchina, causa condizione fisica non ancora ottimale (è appena rientrato dopo l’ennesimo stop). Pensate cosa potrà fare questa squadra quando anche Aldino sarà al top, speriamo fra meno di due mesi, ai Mondiali di Budapest. C’è un vuoto da colmare, quella medaglia d’oro mondiale, a squadre, che manca dal 1995, dalla rimonta storica di Tarantino, Terenzi, Marin e Caserta sulla Russia, medaglia mille volte assaporata, nel recente passato, e poi sempre svanita. Coraggio, Budapest è lì, che vi aspetta!

Nel fioretto femminile l’Italia ha dominato la scena come (quasi) sempre, ma anche in questo caso, a livello di squadra, lo ha fatto con due innesti nuovi, subito all’altezza della situazione, Carolina Erba e Benedetta Durando, entrambe fuori ai quarti nell’individuale e poi d’oro con Elisa Di Francisca e Arianna Errigo. Un gruppo unitissimo, compatto, con Erba e Durando non giovanissime come Berrè, in realtà, ma da anni fiorettiste di grande valore, in attesa solo di “entrare” nel Dream Team (sarebbero state titolari, da anni, in qualsiasi altra nazione), spesso chiuse da compagne troppo forti. Di fatto, erano rispettivamente al primo e secondo europeo assoluto… Così va la vita del fioretto donne, in Italia. Occhio però alla Francia, che al momento non fa  paura, ma che sta crescendo, ha fame e non è mai stata così forte in quest’arma a livello femminile. Non va sottovalutata. La debàcle della squadra maschile (dopo il bronzo di Baldini nell’individuale, non si può vincere sempre) non preoccupa affatto, sia perché il livello è un po’ più alto rispetto alle ragazze (non ce ne vogliano), nel senso che ci sono più squadre forti, sia perché è già capitato nel recente passato (azzurri settimi ai Mondiali di Catania 2011 dopo aver vinto oro, argento e bronzo nell’individuale, ma poi d’oro ai Giochi di Londra 2012) e, come ha sottolineato il Baldo livornese, a volte un ko può essere più utile di una vittoria.

La favola più bella l’abbiamo lasciata per ultima ed è quella della spadista Francesca Quondamcarlo, argento nella prova individuale, lei già campionessa del mondo a squadre nel 2009 e poi quasi (solo quasi, per fortuna) ritirata. E’ tornata alla grande sulla scena internazionale, grazie ad un ruolino di marcia che l’ha vista superare dapprima la polacca Dabrova per 15-8, poi, nelle 32, la francese Rembi per 15-11, nel tabellone delle 16 l’ucraina Kryvtska col punteggio di 15-9, la serba Caran nei quarti, l’ungherese Emese Szasz in semifinale. L’oro sfumato è in realtà una scintillante medaglia d’argento. Per la rivincita, ci sarà tempo ai Mondiali di Budapest. E Rossella Fiamingo, fermatasi ai quarti, ci sembra stia ripetendo le gesta di Irene Vecchi: è pronta a entrare nel gotha della spada mondiale, bisogna solo avere un po’ di pazienza.

A livello maschile, Enrico Garozzo rappresenta il nuovo che avanza anche a livello maschile, dove Matteo Tagliariol resta sempre un campione di livello mondiale: ha solo bisogno di un pizzico di fortuna per arrivare nelle migliori condizioni possibili agli appuntamenti importanti e ritornare dove merita di stare, sul gradino più alto del podio, di qualsivoglia manifestazione… Paolo Pizzo, combattente nato, fra poco dovrà difendere il suo titolo di campione del mondo conquistato a Catania poco meno di due anni fa.

A proposito, l’appuntamento con i Mondiali di scherma sarà dal 7 al 12 agosto nella capitale ungherese, e ci saremo anche noi di Eurosport, in diretta, tutti i giorni, assieme a Sara Cometti.

Erba, Durando, Volpi, Luperi, Berrè, Samele, Gregorio, Vecchi, Sinigaglia, Rizzi, Fiamingo, Garozzo: teneteli bene a mente, sono solo alcuni dei nomi nuovi che contribuiranno a mantenere l’Italia della scherma sul tetto del mondo, o negli immediati paraggi…

VIDEO - Per gentile cortesia della Federscherma

L’INNO DELLE SCIABOLATRICI

LE PAROLE DI UNA RITROVATA QUONDAMCARLO

SCOPRIAMO IL NUOVO CHE AVANZA

LA GIOIA DI IRENE VECCHI