Fuori uno. La volata per la Champions League perde il suo primo concorrente: è il Milan di Sinisa Mihajlovic, che cade dopo nove risultati utili consecutivi sul campo della sua nuova nemesi, il Sassuolo, contro cui ha perso quattro volte su sei negli ultimi tre campionati. 2-0 il risultato finale per la squadra di Di Francesco, brava a uscire indenne dai primi 20′ tutti di marca milanista e a colpire con Duncan e Sansone, dominando la seconda parte di gara. I rossoneri, che non perdevano in trasferta dallo scorso 21 novembre, salutano così le speranze di raggiungere il terzo posto, distante ora nove punti, e dovranno anzi iniziare a guardarsi alle spalle: il Sassuolo, infatti, è appena tre punti dietro, e il sesto posto non è per nulla al sicuro.

Tutti i rimpianti rossoneri per questa sconfitta sono concentrati nella prima mezz’ora del Mapei Stadium, quella in cui diventa evidente una volta di più il vero limite del Milan in questa fase del campionato. Non il gioco, che almeno a tratti scorre fluido e convincente, non la difesa, che salvo occasionali svarioni di Zapata (Sinisa, proprio convinto di volerlo preferire a Romagnoli?) ha ormai raggiunto una notevole solidità, e nemmeno la mentalità, aggressiva e propositiva sin dal primo minuto. La concretezza, è quello il grosso guaio. Se Bacca è in un periodo di bassa marea sono dolori, perché il centrocampo non segna (Bonaventura a parte, e anche lui non è in condizioni scintillanti) e la seconda punta, che si chiami Niang o Balotelli, combina sempre troppo poco davanti al portiere. Nei primi 25’, contro un avversario che l’ha sempre messo in grave difficoltà, il Milan gioca ottimamente, colpendo il Sassuolo con le sue armi – pressing alto, intensità, sovrapposizioni sugli esterni – e andando al tiro pericolosamente in almeno cinque occasioni: clamorose le due che tra il 6’ e il 9’ si divora Honda davanti a Consigli, poi bravo a salvare anche su Alex e Kucka. Ma il risultato non si sblocca e come spesso accade si finisce per pagare a caro prezzo la stitichezza offensiva. Al 27’, infatti, il Sassuolo passa in vantaggio al primo tiro in porta: corner arretrato di Berardi e sassata micidiale di Duncan dal limite con palla sotto l’incrocio dei pali. Un altro gol su schema da calcio d’angolo, simile a quello preso l’anno scorso da Zaza a San Siro. L’1-0 ribalta completamente l’inerzia del match, il Milan accusa psicologicamente il colpo e il Sassuolo inizia a giocare come sa, e nel finale di tempo ha due enormi occasioni per raddoppiare, la prima sciupata da Sansone (gran recupero di Antonelli) e la seconda da Berardi, che spara addosso a Donnarumma un paio di metri al di là dell’area piccola.

La musica suonata nella ripresa è molto simile a quella della parte conclusiva del primo tempo: il Sassuolo ora domina in lungo e in largo, sfiorando subito il raddoppio con Berardi (miracolo di Donnarumma) e neutralizzando il palleggio rossonero con un pressing alto asfissiante, che costringe Zapata e compagni a un’interminabile sfilza di errori. Il Milan scompare dal campo e non riuscirà a farsi vedere dalle parti di Consigli né dopo il 2-0 firmato Sansone al 27’ (ma c’era fallo in partenza su Bertolacci, espulso Mihajlovic per proteste), né dopo l’espulsione di Defrel per doppio giallo alla mezzora, e anzi sono i neroverdi ad andare a un passo dal tris in più occasioni. In effetti, se la prima parte di gara aveva mostrato il limite contingente del Milan – la mancanza di cinismo in avanti – la seconda porta alla luce il limite strutturale di questa squadra: l’assenza di vere alternative ai titolari. Balotelli non ha sfruttato la sua chance e Mihajlovic manda in campo Jeremy Menez in nome dell’annunciata staffetta: ma il francese, che pure aveva illuso in Coppa Italia, pare lontanissimo da una condizione adeguata a reggere l’urto della Serie A, e i suoi 40’ sono all’insegna di una sconfortante impotenza. Per non parlare di Boateng, l’unico rinforzo (si fa per dire) di gennaio: il ghanese entra a partita ormai segnata, ma il suo impatto è ancora una volta inesistente. E queste sono le uniche carte che una società miope ha messo a disposizione del tecnico per provare a cambiare in corsa una partita. Per farla breve: se qualche titolare è assente o fuori forma, non c’è modo di mantenere la squadra sullo stesso livello qualitativo. Va da sé che con queste premesse pretendere di far la corsa su Roma e Fiorentina è assurdo: resistere al ritorno del Sassuolo, ora distante solo tre punti, provare a superare l’Inter in questo derby tra poveri, e sperare nell’impresa contro la Juve in Coppa Italia è tutto ciò che si può chiedere a questa squadra. E non è affatto poco.