Un poker da leggenda di Domenico Berardi (foto by InfoPhoto) consente al piccolo Sassuolo di rimontare e affondare il grande Milan (sperando che abbiate colto l’ironia), a cui non è bastato il doppio vantaggio iniziale a firma Robinho-Balotelli per portare a casa i tre punti in quel di Reggio Emilia. Merito della stellina dell’U-21 certo, ma soprattutto di una squadra che da tempo immemore non può nemmeno essere definita tale, ma, nel migliore dei casi, un agglomerato incoerente di calciatori di medio talento e scarsa personalità che non fingono neanche di giocare insieme.

In un mondo che gira secondo le regole, infatti, trovarti in vantaggio di due reti dopo 12’ – diagonale di Robinho da distanza ravvicinata e destro chirurgico di Balotelli dopo sontuosa percussione di Cristante – contro il pericolante Sassuolo, che non fa punti da oltre un mese, dovrebbe garantirti un prosieguo di gara tranquillo. Non a questo Milan, che invece di mettere le mani su una partita apparentemente già vinta, decide di smarrirsi nella nebbia come un gregge di pecore spaventate. Imbarazzante il modo in cui i rossoneri, senza guida, senza gioco e senza altre qualità che generalmente ti distinguono dagli eunuchi, svaniscono dal campo senza colpo ferire, facendosi infilzare per tre volte in meno di mezz’ora dal pur bravissimo Domenico Berardi. Il futuro juventino realizza una clamorosa tripletta, approfittando della collaborazione non richiesta di Bonera, Abbiati ed Emanuelson, rispedendo negli spogliatoi sotto per 3-2 un Milan disossato, composto da gente inconsapevole, inadatta o disinteressata alla maglia che indossa.

Una domanda ci attanaglia durante l’intervallo: in quale modo un allenatore dimissionario e totalmente disinteressato a quanto accade sarà riuscito a dare la scossa a una squadra senza obiettivi e senza motivazioni? Ecco come: passa un minuto e mezzo e Berardi taglia per l’ennesima volta da destra verso sinistra senza incontrare resistenza, raccoglie il cross di Kurtic ed entra nella storia siglando il suo quarto gol personale, a 20 anni ancora da compiere. Non abbiamo consultato gli almanacchi, ma siamo dalle parti del record assoluto. Per quel che gliene frega, Allegri capisce che l’ennesima partita è ormai irrimediabilmente perduta e allora decide di dare un contentino alla torma di giornalisti giapponesi accorsi in pianura padana per l’occasione: dentro Keisuke Honda, all’esordio ufficiale con la maglia rossonera. L’ingresso del giapponese – e, prima del suo, quelli di Montolivo e Pazzini – dà un minimo di sangue ai rossoneri, o forse è solo il Sassuolo che non ne ha più. Ne esce fuori il classico finale di gara di questo disonorevole Milan 2013-2014: assalto all’arma bianca che stavolta frutta un gol (destro di Montolivo da fuori area a 4’ dalla fine) e due legni, di Honda e Pazzini. Ma niente pareggio, e giustizia è fatta. Al Milan non rimane più nulla, nemmeno la speranza di assistere a una scelta coraggiosa da parte di una dirigenza che da tempo non dirige più, o un gesto coraggioso da parte di un allenatore che da tempo non allena più.