La Juventus di questi tempi – ed è ormai un lustro – è un po’ come i migliori Djokovic e Federer e difficilmente si lascia sfuggire i punti decisivi nei match decisivi. Così l’1-0 del Ferraris contro una tenace Sampdoria – gioco, partita, incontro – è la vittoria, l’ennesima, che si trasforma in trionfo e il trionfo assume di nuovo la dimensione della favola che a sua volta va ad arricchire di nuove narrazioni il mito bianconero. Il 31° titolo viene così conquistato con quattro giornate d’anticipo. Una Juve soprattutto razionale, che in trasferta vince con lo scarto minimo, quel risultato che tanto piace al suo tecnico Allegri perché in fin dei conti riassume una stagione di successi all’insegna di un principio vincente: quello “economico” lato sensu. Quello della Juve di Allegri è stato un dominio dell’intelligenza e dell’ottimizzazione. La conservazione, la non ridondanza, il risparmio ragionato di forze ed energie ha condotto i bianconeri al dominio in campionato e in Coppa Italia in ambito nazionale, e a un posto d’eccellenza in campo internazionale. Un’altra stagione capolavoro a prescindere dagli esiti finali delle coppe. Una volta di più se si considera la linea di continuità dei successi e il primo anno di panchina a Vinovo del livornese.

Sampdoria muscolare. Il match con la Samp, com’era lecito attendersi, è stato molto tirato e giocato ad altissimi ritmi poiché i blucerchiati – non tanto per il gusto di guastare la festa scudetto agli avversari – hanno necessità di ritagliarsi un posto in classifica che possa garantire una qualificazione europea come coronamento di una stagione straordinaria ora che la bagarre è diventata un qualcosa di molto trafficato a causa della defaillance della Fiorentina e della stessa Sampdoria, e tenere a bada squadre in ottimo stato di forma come Genoa, Torino e Inter nel rush finale non è impresa facile. Il gioco di Mihajlovic punta molto sulla densità a centrocampo, sulla muscolarità di Obiang e sull’asse Soriano-Eto’o, vista l’assenza di Eder per infortunio, uno che ha saputo dare finora l’alternativa giusta per l’apertura della manovra doriana sulle fasce.

Battaglia a centrocampo. Sampdoria-Juventus è stata una battaglia campale sulle zone mediane laddove la Samp ha incontrato la forza e la determinazione del centrocampo bianconero il quale grazie a Vidal e Sturaro ha saputo bloccare le buone iniziative dei blucerchiati. La Doria si è resa pericolosa quando la sua manovra è riuscita ad illuminare le traiettorie più verticali trovando Eto’o e Soriano sulla trequarti a dettare gli ultimi passaggi, quasi mai però finalizzati da Muriel o lo stesso Eto’o per le puntuali chiusure di Barzagli e Bonucci, grandi eroi della serata genovese. Anche il gioco della Juventus si è sviluppato su modelli analoghi, sfruttando però l’arma più micidiale che i bianconeri abbiano messo a punto dall’era Conte: l’inserimento delle mezzali. Proprio da uno di questi è scaturito il gol del vantaggio juventino con Vidal che ha potuto staccare in solitaria su preciso assist di Lichtsteiner e che ha messo in evidenza i limiti dell’unidci di Mihajlovic, ovvero le amnesie difensive.

Juventus inespugnabile. Una volta raggiunto l’1-0 la Juve ha dapprima cercato il gol della sicurezza con alcune soluzioni da fuori area, visto che la Samp nel frattempo aveva effettuato un’azione di restringimento delle maglie difensive e che le combinazioni Pereyra, Tevez (non il miglior Apache della stagione ma sempre una presenza fondamentale), Llorente non davano frutti, poi ha ragionevolmente cercato di gestire il vantaggio con tanto possesso palla e aumento del pressing nelle zone centrali del campo. La Sampdoria non è stata in grado di elaborare una controffensiva efficace facendo molta fatica ad avere la meglio sui meccanismi di gioco della Juventus che dopo l’ingresso di Chiellini e il passaggio della linea difensiva a tre ha blindato porta e risultato. E ora… champagne!