La visita, doverosa ma sentita, a un grandissimo della storia blucerchiati e del calcio in generale come Vujadin Boskov è il viatico migliore per ritrovare spirito e orgoglio smarriti dalla Sampdoria nella sciagurata partita d’andata dei preliminari di Uefa Europa League contro il Vojvodina, club anche questo intriso di un’aneddotica storica da scriverci un romanzo, per 4-0. Naturalmente recuperare un passivo così pesante sarebbe equivalso a compiere un’impresa leggendaria, quindi la Samp sotto il profilo della qualificazione deve dire addio da subito all’Europa, ma se non altro lo fa a testa alta, dimostrando di non essere assolutamente inferiore alla squadra serba.

Walter Zenga dunque riesce a infondere la giusta carica ai suoi per disputare un match orgoglioso, volitivo, autoritario come piace a lui. Tutto il negativo mostrato all’andata non viene spazzato via con un colpo di spugna perché c’è ancora tanto lavoro da fare e la strada che conduce a un adeguato livello tecnico tattico per affrontare la nuova Serie A è una montagna da scalare, ma la negatività, quella mentale, è stata aggredita e disintegrata: i giocatori in campo hanno dimostrato grinta, intelligenza e disciplina sfoderando una prestazione da Samp, tanto da convincere il presidente Massimo Ferrero e la dirigenza in toto a tenere l’attuale allenatore.

I giocatori scesi in campo a Novi Sad sono praticamente gli stessi, con la rettifica importante di Coda al posto di Palombo al centro della difesa. Cambia anche il modulo e dallo sconsiderato 4-3-3 ultra-offensivo dell’andata che aveva evidenziato farragini difensive epocali si è passati a un più intelligente 4-3-1-2 con Soriano ad agire dietro le punte Eder e Muriel, autori delle due reti che hanno fissato il risultato sullo 0-2 e che avrebbe di certo potuto essere più largo, a ulteriore dimostrazione – quasi un aggravante – che il turno era affrontabilissimo.

E adesso? Ora la Sampdoria si concentrerà su campionato e Coppa Italia e sul lavoro di costruzione, ancora lungi dall’essere portato a termine dalla mano di Zenga che è riuscito dunque a salvare onore e posto. Certo, probabilmente la sua posizione ora non è più così forte tanto da dettare ferree leggi di mercato come successo fino ad adesso. Allora, forse, potrebbe riaprirsi anche uno spiraglio proprio in chiave mercato per una speranza mai tramontata nella mente del presidentissimo Ferrero: Antonio Cassano.