Il rugby piange la scomparsa di Joost van der Westhuizen, vittima della Sla. Avrebbe compiuto 46 anni il prossimo 20 febbraio. Fu uno dei più grandi della selezione sudafricana negli anni post-Apartheid.

EROE NAZIONALE

Diede prova di grande personalità soprattutto nella finale Mondiale 1995, contro gli All Blacks di Jonah Lomu. Davanti a Mandela si esaltò, spina nel fianco della difesa neozelandese. Gesta immortalate anche in libri e film come “Invictus” di Clint Eastwood, nominato al premio Oscar e ai Golden Globe. Di quella partita rimarrà impressa nella memoria collettiva l’avvincente sfida personale tra Joost van der Westhuizen e Jonah Lomu, ala neozelandese scomparsa nel 2015 a 40 anni, quasi la metà spesi lottando contro una rara malattia ai reni.

PLACCAGGIO DETERMINANTE

Scontro che fece epoca, culminato nel risolutivo placcaggio, allo scadere del secondo tempo supplementare, su Lomu, mentre questi si stava involando verso la linea di meta. Joost servì poi Joel Stransky, per il drop decisivo. Momento catartico che ne sancì la conquista della prima coppa del mondo. L’ impresa, celebrata con una festa nazionale, assunse rilievo sociale. Dopo anni bui a seguito dell’Apartheid, e conseguente isolamento internazionale, le barriere ideologiche iniziarono a sgretolarsi.

NON SI E’ MAI ARRESO

Nato a Pretoria il 20 febbraio 1971 Van der Westhuizen ha collezionato 89 caps in nazionale lungo un decennio, impreziosite da 38 mete e 3 Coppe del Mondo disputate tra le fila degli Springboks. La fondazione benefica J9 spiega che “si è spento serenamente circondato dall’affetto dei suoi familiari”, a partire dalla moglie Amor Vittone, e dai due figli. Le sue condizioni erano peggiorate sabato scorso, costringendolo al ricovero in ospedale, prima del ritorno a casa. Nel pieno della malattia Joost ha sensibilizzato l’opinione pubblica e raccolto fondi, destinati alla ricerca delle malattie neurodegenerative. Entrava ancora negli stadi per salutare i tifosi della nazionale sudafricana.