Che ci fosse aria pesante all’interno dello spogliatoio rossonero, lo si era capito già da settimana scorsa, da quelle frasi sibilline di Abbiati e Abate contro qualche anonimo compagno accusato di impegnarsi poco e di reagire male ai rimproveri. Nonostante i due senatori non avessero fatto nomi, non ci è voluto chissà quale sforzo di immaginazione per capire a chi si stessero rivolgendo, e ieri se ne è avuta la conferma. Già contro il Chievo Jeremy Menez aveva mostrato ben poco spirito di squadra, uscendo visibilmente contrariato dopo un’ora ai limiti dell’inguardabile, e si è ripetuto ieri, nel finale di Milan-Lazio: esortato da Mihajlovic a riscaldarsi per subentrare a Honda, il francese si è inizialmente rifiutato di alzarsi dalla panchina, e solo un intervento di Sakic lo ha convinto a obbedire al suo allenatore. In conferenza stampa, il serbo si è mantenuto abbottonato sulla questione, lasciando tuttavia intendere di non aver affatto gradito: “Non ho visto nulla, ero concentrato sulla partita, ma verificherò, e se verrò a sapere che era svogliato, allora ci penserò io…

La realtà è che la storia tra il Milan e Jeremy Menez può dirsi praticamente conclusa. Un paio di settimane fa, il numero 7 rossonero aveva di fatto preannunciato un probabile addio a fine stagione nel corso di un’intervista a L’Equipe: “A gennaio c’è stato qualche contatto con dei club cinesi, ma ho preferito finire la stagione al Milan, poi vedremo. Sono sincero: ho la fortuna di fare un mestiere bellissimo e di aver giocato in grandi club, ma non tutti nasciamo con l’oro in bocca e quando vedi una proposta come quelle dei club cinesi è ovvio che ci si riflette“. Menez in Cina è una soluzione gradita non solo al giocatore. Il club di via Aldo Rossi, che non parteciperà per il terzo anno consecutivo alla Champions League e che farà registrare un passivo di bilancio prossimo ai 90 milioni di euro, avrà bisogno quasi certamente di autofinanziarsi il mercato, e i soldi cinesi (in attesa che arrivino, semmai arriveranno, quelli promessi da Mr. Bee… ) sono un’ancora di salvezza da non farsi sfuggire. E questo spiega anche lo sfilacciamento tra Menez, che ormai si considera un ex, e uno spogliatoio operaio che non ama le primedonne, specialmente quelle svogliate e fuori condizione.

Ma il Milan del futuro continuerà a parlare francese, e sempre con l’accento delle banlieu parigine. Adriano Galliani è infatti pronto a mettere a segno l’ennesimo colpo a parametro zero della sua carriera, accalappiandosi Hatem Ben Arfa dal Nizza. Talento cristallino ma mai compiutamente espresso ad alti livelli, il 29enne franco-tunisino è esploso nel Lione e poi nel Marsiglia, prima di passare in Premier League con il Newcastle, dove un tremendo infortunio causatogli (toh, chi si rivede) da Nigel De Jong lo tiene fuori per tutta la sua prima stagione. Dopo una pessima annata all’Hull City, Ben Arfa è tornato in Ligue 1 l’estate scorsa: con 12 gol in 27 gare, sta trascinando il Nizza in una delle sue migliori stagioni degli ultimi 40 anni (attualmente i rossoneri sono terzi, a 5 punti dal Monaco). Trequartista naturale, ma a lungo impiegato anche come esterno di destra, Ben Arfa rappresenterà un’addizione importante al reparto offensivo rossonero, sia in caso di permanenza di Mihajlovic e del suo 4-4-2, sia in caso di approdo di un nuovo tecnico e conseguente passaggio al 4-3-1-2 o 4-3-3.