Tra i tanti motivi per cui Sir Alex Ferguson siede da oltre un quarto di secolo su una delle panchine più prestigiose del mondo (che lui ha grandemente contribuito a rendere tale, peraltro), il suo dominio assoluto sullo spogliatoio è tra quelli più rilevanti. Master & Commander. Da Manchester non è transitato campione che non abbia dovuto subire ciò che David Beckham chamava hair-dryer, il trattamento-asciugacapelli brevettato da Ferguson che consiste, basilarmente, in una serie di urlacci belluini da una manciata di millimetri di distanza.

In questi giorni, Oltremanica non si fa che parlare del possibile, clamoroso addio di Wayne Rooney al Manchester United. Motivo: i dissidi di vecchia data con il manager scozzese. Lo stesso che un anno fa aveva escluso Wazza dalla gara contro il Blackburn, nonché multato dell’enormità di 250mila euro, per essersi presentato a un allenamento non propriamente sobrio; o che, quest’estate, salutò come “una benedizione” l’infortunio che lo scorso agosto tenne fuori l’attaccante per qualche partita, perché gli avrebbe consentito di ritrovare la forma (era arrivato in ritiro sovrappeso). D’altra parte, lo stesso Rooney (foto by InfoPhoto) non ha mai lesinato frecciate al suo manager, come quando nel 2010 lo aveva velatamente accusato di non essere in grado di comprare grandi giocatori.

La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso, naturalmente, sarebbe stata proprio l’esclusione patita contro il Real Madrid. Ma di certo Rooney non può essere entusiasta del ruolo di valletto di Van Persie che Sir Alex gli ha cucito addosso quest’anno, dopo le 35 reti della scorsa stagione. E così, Rooney avrebbe iniziato a guardarsi intorno: al PSG, per esempio, un posto per un campione superpagato e mediatico lo si trova sempre. Vedasi Beckham, perlappunto.

A proposito di Beckham. La fine della sua storia con il Manchester United risale all’aprile del 2003, praticamente dieci anni fa esatti. Ferguson lo lasciò in panchina nella gara di ritorno di un quarto di finale di Champions League. Contro un certo Real Madrid di un certo Ronaldo (quello brasiliano, però). Beckham entrò a qualificazione già decisa, giusto il tempo per siglare la doppietta dell’inutile vittoria e lanciare uno sguardo di fuoco al suo allenatore. A fine stagione, lo Spice Boy passò proprio alla Casa Blanca. E se finisse così anche per Wazza?