La Roma si riprende subito dall’incidente di percorso del Meazza contro l’Inter aggiudicandosi la prima delle due partite sentimentalmente più importanti del suo campionato, ovvero il derby della Capitale contro i rivalissimi ancestrali della Lazio. Un 2-0 che ha il potere di smorzare anche le polemiche – per altro inevitabili – sul penalty assegnato da Tagliavento sul fallo commesso da Gentiletti su Dzeko fuori dall’area di rigore, perché i giallorossi hanno dimostrato di avere qualcosa in più degli avversari, sia da un punto di vista di organizzazione di gioco, sia di cattiveria agonistica.

Un derby per certi versi anche strano che senza Totti e De Rossi e con Nainggolan capitano dava la netta impressione di essere molto meno “romano”. Il cuore giallorosso tuttavia non è certo mancato e il tifo dagli spalti è stato sempre caldissimo (e fortunatamente il bollettino fuori dall’Olimpico per una volta non ha riportato note significative, anche per il massiccio dispiegamento di forze dell’ordine), come da prammatica di ogni stracittadina che si rispetti.

Il 4-3-3 “mascherato” predisposto da Garcia, con Vainqueur e Nainggolan in mediana e Iago Falque sul centro-sinistra a fungere da mezzala con licenza libera da trequartista e Gervinho e Salah a svariare continuamente da sinistra a destra sul fronte d’attacco, ha fatto male a una difesa biancoceleste, spesso disorientata e in ritardo sulle azioni incisive dei giallorossi e dopo appena 10 minuti la Roma è già in vantaggio grazie alla trasformazione del rigore (che non c’era) da parte del centravanti bosniaco. Anche in assenza di Pjanic la squadra di Garcia non lamenta assenza d’idee: costruisce e si rende pericolosa dalle parti di Marchetti.

La Lazio mostra una certa fatica nell’arginare le offensive degli avversari, ma in ripartenza sa come mettere in difficoltà la retroguardia giallorossa, soprattutto sul versante destro del campo. Infatti, subito dopo lo svantaggio, Candreva riesce a incunearsi in area, perso da Digne che però al momento del tiro riesce a disturbarlo quel tanto che basta per fargli fallire l’occasione del pareggio.

Il match cresce d’intensità e paga un po’ lo spettacolo perché l’eccessivo agonismo spezza spesso il gioco e crea non pochi problemi alla gestione della direzione di gara. La Roma comunque rimane sempre sul pezzo e nella ripresa, dopo l’avvicendamento tra Salah (colpito malamente da un interventaccio di Lulic) e Florenzi, raddoppia al 62′ grazie a un’incursione strepitosa di un Gervinho che così in forma non era mai stato. La Lazio ci crede ancora e non demorde, ma la solidità dei giallorossi a centrocampo e in difesa blocca ogni iniziativa dei biancocelesti. Pioli non adotta contromosse convincenti se non quella di inserire Keita per allargare ancora di più il gioco e, più tardi, la sostituzione di Candreva con Matri, anche quest’ultima infruttuosa.

I tre punti erano fondamentali per non perdere terreno dall’Inter, vittoriosa all’Olimpico col Torino, e – in prospettiva – dalla Fiorentina (che ha espugnato il Marassi in serata), e per fare proprio un match il cui successo a livello psicologico vale molto più del bottino aritmetico.