Più che per il 5-0 rifilato ai rosanero di Iachini, Roma-Palermo della stagione 2015-2016 rimarrà negli annali del calcio per la polemica generatasi intorno al caso Totti e alle sue dichiarazioni, dure ma accorate, nei confronti di società e allenatore. Una richiesta di rispetto innanzitutto, nei suoi confronti, un rispetto dovuto al calciatore e all’uomo, e anche un interrogativo sulla chiarezza e sulla correttezza che, in tutta risposta, ha ottenuto un’esclusione dalla lista dei convocati per il match serale dell’Olimpico.

Uno sfogo evidentemente non gradito ai piani alti, a partire da Luciano Spalletti che poi in serata, nel dopo partita, ha voluto chiosare così la vicenda ai microfoni di Sky: “Francesco ha visto la partita qui allo stadio, è stato con noi negli spogliatoi e domani torna ad allenarsi. Quello di stamattina è stato solo un momento di rabbia, di malessere che è comprensibile, il giocatore si sente ancora un giocatore e vuole fare quello. Certo che se a parlare è lui, poi succede quello che succede…“.

Dopodiché Spalletti ha chiesto la possibilità di chiarire l’intera vicenda dall’inizio, quella che ha poi condotto alla scelta di escluderlo dalla lista dei convocati di Roma-Palermo: “Totti avrebbe giocato, non è che vado a raccontare bugie in conferenza stampa… In mattina è successo che, in base a quello che era venuto fuori dalle sue dichiarazioni, dappertutto si parlava di questa situazione. Io il giorno prima li avevo pregati di mettere alle spalle la Champions e riordinare le idee per una gara che sembrava facile. Ho chiesto concentrazione, un aiuto. Poi viene fuori questa situazione che depista l’interesse della squadra. Ci sono ruoli e devi avere a che fare con tutti e non un solo calciatore. Dovevo per forza mettere ordine alla reazione a caldo di Francesco. Perché è vero che lui è un grande campione e che merita rispetto, ma il rispetto lo devo anche a tutti gli altri, altrimenti quando uno vuole convoca una conferenza stampa e si mette a parlare, che modo è?

Ho avvertito la società dopo che ho preso questa decisione – ha poi proseguito il tecnico umbro -, c’è stato grande dispiacere, non volevo ma il mio ruolo è questo, dobbiamo dare dei segnali alla squadra, la società mi ha chiamato perché la situazione non andava e devo stare attento a quello che faccio, forse era un po’ nervoso e qualcosa ha detto. Quando è nervoso gli partono dei missili… Mi dispiace, non voglio alcun duello con nessuno, voglio solo che la Roma faccia risultato“.

Poi, ancora, sul rinnovo di Totti, uno dei punti focali sul quale il capitano giallorosso pretende chiarezza da Pallotta e soci: “Se vi ricordate, io già ho parlato di questo nella conferenza di presentazione, so che diventerà la cosa principale. Io dissi che non voglio entrare in questa situazione, deve decidere lui, io gli ho messo a disposizione, quando ho parlato con Totti e Vito Scala, qualsiasi ruolo. Vuoi essere come Giggs?, gli ho chiesto. Dietro la sua storia ci si può costruire tutto, lui può fare ogni ruolo, dentro questo ambiente ha un carisma unico, tutti seguiranno una traccia quando lo vorrà lui. Vuoi fare Nedved? Vuoi fare il calciatore? Ok, ma sappi che però io non ti regalo niente! Lui fa il giocatore? Va bene, ma io faccio l’allenatore“.

E, di nuovo, l’insistenza sul suo ruolo di allenatore e l’importanza del rispetto di alcune regole: “Sono affranto, non voglio fare queste cose. Totti si è allenato spesso e bene ultimamente, ha contribuito ad alzare il livello dell’allenamento, il piede è sempre quello, eh. La società sa che se Francesco chiederà qualsiasi cosa, io sto dalla sua parte, io so quello che è Roma e la bellezza di questo ambiente, stasera i tifosi invocavano il suo nome e hanno fatto bene per quello che ha fatto vedere, c’è assoluto rispetto per la sua storia. Ora però ci sono scelte da fare. Se continua così qualche partita la giocherà, stasera lo avrei messo dall’inizio e avrei visto quanto durava, però non posso accettare che lui dica quelle cose. Noi abbiamo tanti giocatori in squadra, De Sanctis, Maicon, Salah, Keita, io devo mettere ordine perché sono stato chiamato per fare questo“.