Per Luciano Spalletti quella del Santiago Bernabeu è decisamente l’asticella più alta da scavalcare per quanto riguarda la serata di Champions League della Roma poiché il Real Madrid nonostante non stia attraversando una stagione delle più memorabili, si trova in una fase in cui – dopo la sconfitta nel derby con l’Atletico Madrid – sta procedendo a suon di mitragliate di gol e rappresenta pur sempre un avversario estremamente ostico, avendo conquistato ben 10 Coppe “con le orecchie”.

In conferenza stampa il tecnico giallorosso non ha esitato a ricordare i fasti di antiche qualificazioni, mettendo però l’accento sul presente: “È un piacevole ricordo che fa dei massaggi alla mente, ma ci sono pochi giocatori di quel tempo. Otto anni fa giocavamo da più tempo insieme, quella Roma veniva da qualche anno di sostanza. Questa viene da 7 partite fatte bene. Si fa interessante il modo di pensare di questa squadra. Adesso occorre pensare al presente. Ciò che è importante è la forza che metti in campo. Certo, l’andata ci penalizza. Se il discorso è pensare solo a fare tre gol, diventa difficile, ma i risvolti psicologici sono importanti. Noi dobbiamo pesare a fare un gol, poi dentro la testa si ribalta la partita. Loro avranno un vantaggio, con un gol cambia tutto. Sbagliato pensare a non uscire con una goleada, Tutti gli allenatori sono esigenti, ma io chiedo l’impossibile. Se è così, è una cosa che si può fare, poi però ci sono gli eventi della partita, però non dobbiamo avere la debolezza di pensare che si giocherà per perdere, per limitare i danni. È una roba bruttissima da accettare, chi lo pensa non lo faccio neppure allenare“.

E, per quanto riguarda le scelte di formazione, è giunto il momento di Dzeko: “Edin sta facendo il suo lavoro in maniera corretta, poi ultimamente ho fatto delle scelte diverse, dipende da me e non dal suo rendimento. Lui ha caratteristiche differenti rispetto alle ultime decisioni dal punto di vista tattico. Ma il Real giocherà in modo più chiuso e quindi stavolta ha delle possibilità in più. Lui ha solo una strada: fare molto di più di quello che sta facendo. È possibile che parta dall’inizio perché occorre penetrare nell’organizzazione difensiva. Aggredire? Non possiamo farlo, però possiamo fare la partita e cercare di sfruttare i momenti. Bale? Bravo ma preferisco dispensare elogi ai miei. Ronaldo? Non ho paura di Ronaldo se vado all’attacco, se giocano di rimessa dobbiamo necessariamente forzare qualcosa. L’andata ci penalizza troppo per quello che si è visto in campo. El Shaarawy ha trovato tutto quell’amore che serve per starci comodo. I calciatori a Roma stanno sul divano. Lui ha volontà, si è messo in discussione perché nell’ultimo periodo non è stato all’altezza delle sue qualità. Parlando col suo procuratore ho visto che aveva le idee ben chiare: ha fatto tutto da solo“.

La scelta di Dzeko però non esclude quella di Diego Perotti, un giocatore che – arrivato nella finestra di mercato invernale – ha avuto un grandissimo impatto nella Roma riconfigurata da Spalletti. In conferenza stampa anche l’attaccante argentino ha voluto manifestare il suo pensiero: “A Genova mi sono trovato bene, non ho avuto gli infortuni avuti in Spagna e anche a Roma mi trovo bene. I gol? So che devo migliorare da questo punto di vista perché sono un giocatore d’attacco. La mia capacità è più sugli assist. Infatti non capisco i fischi a Cristiano Ronaldo. Ha vinto tutto, è strano che lo fischino. Per quello che mi riguarda si può sempre migliorare. Sono qua per imparare con Spalletti, ho ancora tanto da dare e spero di farlo alla Roma per tanti anni“.