Il ritorno dei playoff di Champions League tra Roma e Porto vale ovviamente assai di più del prestigio dato dalla partecipazione a una competizione di alto livello come appunto la Champions. In palio, oltre all’accesso alla fase a gironi della più importante competizione Uefa, ci sono capitali talmente elevati da pesare in maniera economicamente decisiva sull’intera stagione. Scelte, soprattutto di mercato (anche come pianificazione di un futuro a breve termine), che possono condizionare e direzionare, in positivo o in negativo, il percorso stagionale di un club dalle grandi ambizioni come quello giallorosso.

Ne è pienamente consapevole Luciano Spalletti che alla vigilia della sfida con i portoghesi ha parlato così in conferenza stampa: “È facile parlare di una partita come questa, perché sono otto mesi che non vediamo l’ora di giocarla. Ci siamo meritati di essere qui, abbiamo lavorato per essere qui, volevamo essere qui. Questa partita può darci la chiave per entrare nella più importante competizione europea e i miei giocatori sanno bene quanto questo valga. Per questo stanotte dormiranno tranquilli: perché hanno faticato per giocarsela e non vedono l’ora di scendere in campo, a casa nostra, davanti al nostro pubblico“.

Erano iniziate bene le cose al do Dragão, con la Roma che stava dominando sul piano del gioco e del risultato, fino all’improvvida espulsione di Vermaelen: “Il risultato della gara d’andata non deve condizionarci. Noi dobbiamo dimostrare di essere in grado di vincere le partite difficili e quella di domani lo è senza dubbio – ha dichiarato il tecnico giallorosso. Dobbiamo comunque migliorare rispetto alla partita di Oporto, dove potevamo fare meglio visto come si erano messe le cose all’inizio. Nel secondo tempo non abbiamo giocato bene, anche se eravamo in inferiorità numerica per l’espulsione di Vermaelen“.

Poi Spalletti prova ad immaginare lo scenario dell’Olimpico nella fatidica serata del 23 agosto capitolino, con parole che di fatalistico non hanno proprio nulla: “Domani non sceglierò i giocatori in base alla loro mentalità: domani sceglierò una mentalità di squadra. Il Porto proverà a segnare, perché ne ha bisogno, ma noi vogliamo vincere la partita. Non credo nel destino: credo nella volontà“.