Un’occasione decisamente buttata al vento quella del match all’Olimpico della Roma contro il Sassuolo con i giallorossi che, esattamente come era successo durante la scorsa stagione, non riescono ad andare oltre il pareggio per 2-2 contro la compagine allenata da Eusebio Di Francesco. Così, dopo quattro giornate di campionato, la Roma – investita del ruolo di favorita per lo scudetto 2015-2016 – si ritrova già a -4 dalla capolista Inter (a punteggio pieno), in coabitazione proprio con il Sassuolo al quarto posto con 8 punti. E mercoledì 23 settembre è attesa a Genova dalla Samp per una trasferta a dir poco complicata.

Facile parlare di occasioni sciupate e di pareggio amaro in casa Roma, ma c’è una piccola semplice verità da considerare, ovvero che la Roma ha incontrato un eccellente Sassuolo, una squadra che è stata in grado di mettere in difficoltà l’undici di Garcia per tutto il primo tempo e che, tra l’altro, è passata in vantaggio per ben due volte, prima con Defrel (mai sottovalutato abbastanza nell’estate del calciomercato) e poi con il sempre più sorprendente Politano.

E allora prima di sottolineare seppur legittimamente le colpe della Roma, occorre rendere merito a un Sassuolo davvero maturo e capace di tenere il campo e, a tratti, imporre il proprio gioco anche di fronte a realtà di livello superiore. Magnanelli e Missiroli a centrocampo lottano come leoni, la difesa al netto di Consigli è attenta e concentrata, il reparto offensivo così amalgamato potrebbe mettere in apprensione qualsiasi difesa.

Gli impegni di coppa cominciano a pesare, specie se si chiamano Barcellona, inutile negarlo e molto spesso non è solo questione di energie fisiche poiché c’è anche tutta una situazione psicologica da tenere in considerazione. Le pressioni dell’ambiente, l’obbligo di far bene/meglio al terzo anno di Garcia, quello di tenere il passo della concorrenza e la gestione di una rosa nella quale tutti vogliono essere titolari. Capita ad es. che Iturbe sbagli completamente approccio alla gara e che venga giustamente sostituito (da Iago Falque) nel secondo tempo per cambiare volto alla Roma opaca del primo tempo. Oppure che giochi Maicon al posto di un Florenzi che in questo particolare momento ha la forza e il valore in campo di un supereroe. Errori, correzioni, ripensamenti, occasioni sciupate e in tutto questo due certezze: il Sassuolo che ha smesso di essere una “provinciale” ed è diventata una grande squadra e Totti che con i suoi 300 gol è ancora in grado di essere l’anima di questa Roma.