Intervista davvero interessante quella che Massimo Cecchini ha realizzato per l’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport. Davanti a lui, il direttore sportivo della Roma, Walter Sabatini, in vena di confessioni, alcune anche piuttosto private. Il Sabatini che non ti aspetti dunque, che insieme al suo intervistatore fa un parallelismo tra la sua vita e – soprattutto – la sua carriera e i protagonisti del romanzo “Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcia Marquez. Una chiacchierata affascinante, che arriva a toccare anche un tema solo apparentemente lontano dal calcio: il sesso.

«A me il sesso ha salvato la vita. Lo vedo da tutte le parti. Il gol ad esempio è penetrazione – confessa il direttore sportivo della Roma -. Ho sempre fatto sesso disperato, quello che uno fa per attutire un dolore. Il problema degli uomini è ormonale. Quando si acquietano gli ormoni viene meno l’avidità, l’arroganza. Io speravo che i miei si tacitassero un po’ più in fretta, invece niente. Il sesso ti fa fare cose in eccesso e aiuta a tollerare il resto. Ancora oggi non riesco a sopportare una sconfitta». Sabatini ammette che alla Roma le sconfitte le sente più che in ogni altro posto in cui ha lavorato, al punto da considerarlo un problema viscerale.

Tra i vari temi toccati nell’intervista, anche un passaggio sulla squalifica che il direttore sportivo giallorosso subì nel 2000. L’accusa era di quelle davvero pesanti, “tratta di minorenni”: «Fu una cosa politica disgustosa. Chi ha svolto le indagini sa come sono andate le cose, per questo poi credo mi abbiano lasciato fare il mio lavoro fingendo di non vedermi. Il colonnello Martino della procura federale fece un lavoro serio e mi disse di stare tranquillo. Pensi che durante le indagini ero così sereno che chiamavo Massara perché facesse da traduttore col 15enne ivoriano, che tra l’altro non presi io e anzi chiesi al procuratore di venirselo a riprendere perché non era bravo. Visto che quello rimandava, al ragazzo davo io i soldi che potevano servirgli e così mi hanno anche accusato di volerlo corrompere per acquisire vantaggi futuri». Sabatini respinge al mittente anche le accuse secondo cui il ragazzo dormiva nel sottoscala di un ristorante («Ma non era vero, stava in un ostello…») e ammette che i mesi d’aver fatto fruttare i mesi di squalifica affinando la sua conoscenza del calcio: vedeva 18 ore di partite ogni giorno, arrivando a conoscere davvero ogni singolo giocatore del pianeta. Inevitabile un passaggio su Rudi Garcia, ex tecnico giallorosso. A Roma, Sabatini è stato accusato d’aver cambiato allenatore troppo tardi: «No, ho cercato di proteggerlo. Molti mi accusano di aver perso tempo. Forse, ma ricordo che in un momento di grande successo per lui non ha voluto tradire la Roma. E poteva farlo».

Walter Sabatini, che nel corso di questa chiacchierata di definisce un “uomo di sinistra, ma con il corpo di destra”, prosegue quella che potremmo definire una vera e propria confessione, andando anche a parlare del suo rapporto con James Pallotta, presidente della Roma, ammettendo che non è certo per lo stipendio che è rimasto a fare il ds nella capitale: «Anzi, altrove potrei guadagnare di più. Il primo febbraio con una mail ho chiesto al presidente di lasciarmi libero perché ho percepito – e lo percepisco tuttora – uno scollegamento tra me e lui… Mi scusi, non posso andare avanti su questo argomento. Non posso rompere oggi, abbiamo traguardi da raggiungere. Lo farò quando sarò a posto con la mia coscienza. Comunque io non ho mai parlato di dimissioni. In un primo momento lui aveva accettato, poi ha cambiato idea. Per un certo momento mi sono sentito un prigioniero, negli ultimi tempi però ho trovato tante persone che mi hanno aperto gli occhi nell’individuare i problemi, le potenzialità. Mi hanno dato speranza. Una cosa però è certa: questo è il mio ultimo anno alla Roma e io continuerò a fare il d.s. alla mia maniera. Non sono commissariabile».

Un’ammissione importante, rara, che prosegue toccando il tema dei tantissimi acquisti fatti da Sabatini in questi  5 anni di Roma (al momento sono passati sotto la sua gestione ben 75 giocatori), ammettendo che non tutti erano effettivamente “da Roma”: «Forse anche meno, ma in quel momento c’era una logica. Mi accusano di non prendere italiani, ma dove sono quelli bravi a cifre abbordabili? Occorrerebbe cambiare il sistema, che invece è stantio. A Roma la gente i calciatori a volte li sbrana». È un Sabatini davvero senza freni, anche quando parla di Totti: «A Francesco ho sempre parlato con affetto. Gli avevo detto: “Smetti”. Lo penso ancora oggi, però ora che farà il contratto credo abbia una grande occasione: avrà un anno cuscinetto per lavorare su se stesso». Eppure con Spalletti il rapporto non è certo idilliaco, questo è sotto gli occhi di tutti: «Certo che in lui [Spalletti, ndr] c’era una quota residuale di uno stato d’animo che era maturato in passato, ma Spalletti voleva imporre un modo di essere e ci è riuscito. Ora si sono risintonizzati. Certo, la sintonia sarà stentata, ma occorrerà l’intelligenza di entrambi. Luciano ha avallato l’ok al contratto, ma Francesco dovrà essere generoso con i compagni. Io ipotizzo un Totti nuovo, pur facendo ancora qualche altra prodezza. Perché una cosa è sicura: pur essendo un campione Totti non è stato nell’Olimpo, ma le sue giocate non si vedranno più su un campo di calcio. Non ha vinto Palloni d’oro o Champions, però i suoi colpi saranno chiusi in un libro e non saranno più riproposti da nessuno».

Un’intervista atipica, sincera, come da tempo non ne leggevamo e per cui ci sentiamo di fare i complimenti sia a chi l’ha realizzata che a chi l’ha rilasciata.