Non sarà stato padrone del giuoco, come avrebbe ottimisticamente preteso il suo presidente, ma va comunque applaudito il Milan che impone lo 0-0 all’Olimpico alla Roma seconda in classifica: un punto meritato per la squadra di Inzaghi, compatta e concentrata per tutta la partita e quasi mai in sofferenza, nemmeno negli ultimi 20’ giocati in inferiorità numerica a  causa dell’espulsione di Armero; e, al contempo, un punto che sa di accusa per la Roma, ancora una volta ferma al palo quando si tratta di fare il definitivo salto di qualità e decisamente meno brillante di com’era a inizio stagione.

Come suggerisce la logica, ovvero quanto di più distante ci sia dalle dichiarazioni del venerdì del presidente Berlusconi (“siamo più forti della Roma”), per tutto il primo tempo il Milan se ne sta trincerato nella propria trequarti di campo, accontentandosi di coprire di spazi con il suo compatto 4-1-4-1 e di concedere il minor numero di ripartenze possibili ai velocisti giallorossi, Gervinho in primis. Da parte sua, la squadra di Garcia, eccetto qualche esitazione iniziale, comanda le operazioni, anche se con una certa mancanza di qualità nel palleggio dovuta in parte all’assenza di Pjanic. Vero, sulla carta la difesa rossonera è di quelle da far venire gli incubi ai bambini, visto che è composta interamente da riserve (e i titolari non si chiamano Baresi e Roberto Carlos), eppure regge sorprendentemente bene, facendosi sorprendere solo in una circostanza da uno slalom di Gervinho, sulla cui conclusione è bravo Diego Lopez. Pochi minuti più tardi, grandi proteste di De Rossi e company per un chiaro fallo di mano di De Jong in area di cui nessuno della cinquina arbitrale (men che meno l’arbitro di porta) sembra accorgersi. L’unica occasione costruita dalla squadra di Inzaghi nella prima frazione è una follia di Philippe Mexes, che prova a sorprendere l’incerto De Sanctis con un siluro da 42 metri che il portiere abruzzese riesce a deviare in calcio d’angolo.

Nella ripresa sarebbe lecito attendersi una Roma all’arrembaggio e invece, come peraltro spesso capita, i giallorossi iniziano a perdere distanze e intensità, consentendo al Milan di uscire dal suo atteggiamento guardingo e di cominciare a fare la partita, pur continuando a prestare grande attenzione alla fase difensiva. Nulla di eclatante, sia chiaro, ma per quasi tutto il secondo tempo le uniche conclusioni verso la porta sono tutte rossonere. La partita potrebbe svoltare al 25’, quando Rizzoli, sollecitato a gran voce da Seydou Keita, decide di espellere Armero per doppia ammonizione. Inzaghi butta dentro Alex, recuperato in extremis, per Honda, e gli ultimi 20’ di gara si trasformano in un lungo ma totalmente infruttuoso assedio giallorosso; già, perché nemmeno gli ingressi di Ljajic (lasciato stranamente fuori dall’11 titolare) rianimano l’attacco della Roma, che riuscirà a rendersi pericolosa in una sola circostanza, al 2’ di recupero, con una percussione centrale di Gervinho, in tandem con Yanga-Mbiwa, stoppata da un bravissimo Diego Lopez. Due assoli dell’ivoriano e un rigore non fischiato: un po’ poco, per una squadra che fin qui, in casa, aveva sempre segnato almeno due reti. E questo non fa che accrescere i meriti della rinnovata solidità del Milan di Inzaghi, che nelle ultime 5 partite ha preso solo due reti.