Non è un’attesa come un’altra, quella che conduce a Roma-Lazio, e le recenti sconfitte delle due romane nella sfida incrociata con le milanesi c’entrano fino a un certo punto: come già annunciato il mese scorso, quello dell’8 novembre sarà un derby capitolino senza curve. Le tifoserie giallorossa e biancoceleste, per una volta allineate in un fronte comune, hanno infatti deciso di disertare l’Olimpico anche in occasione della Partita per eccellenza, in segno di protesta con le misure adottate a inizio campionato dal prefetto di Roma Franco Gabrielli - la segmentazione dei due settori più caldi dello stadio e l’innalzamento di barriere amovibili al confine con i distinti, e multe salate per chi non rispetta il proprio posto. Una decisione che non fa piacere a Gabrielli, il quale tuttavia resta assolutamente convinto della bontà delle decisioni prese, come confermato ieri durante il Processo del Lunedì:

La prospettiva di un derby romano con le curve vuote mi dispiace, perché dovrebbe trattarsi di un momento di partecipazione, ma per me è più importante l’incolumità della gente. Le due curve, in particolare quella romanista, avevano una capienza abnorme. Da quella ipotetica e già sovrastimata di 8.700 si arrivava a 11-12.000 spettatori“. E’ stato questo, spiega il prefetto, il motivo principale che ha convinto le autorità a non adottare un semplice sistema di videosorveglianza, come richiesto dai tifosi. Gli ultras, peraltro, hanno indetto questo sciopero del tifo anche per protestare contro l’atteggiamento dei club, che hanno proseguito con la campagna abbonamenti nonostante fossero stati avvertiti delle misure di sicurezza; e, da questo punto di vista, Gabrielli sta sicuramente dalla parte dei tifosi: “Noi avevamo comunicato che avremmo diviso le curve e ristretto la capienza e io onestamente mi sento di essere vicino al tifoso che magari ha comprato l’abbonamento pensando di stare vicino a persone con le quali condividere la passione calcistica”. I club, perlappunto: secondo Gabrielli, è necessario che il fardello della responsabilità per la sicurezza negli stadi si sposti dalle spalle dello Stato a quella delle società di calcio: “E’ immorale che nell’ultimo derby lo Stato abbia dispiegato 1.700 uomini per garantire la sicurezza in una partita di calcio, a fronte del fatto che in alcuni municipi non si trovano pattuglie operative. Un paese serio deve superare certe questioni, i club devono iniziare ad assumersi la responsabilità”.  

Il muro contro muro ha in realtà più di una via d’uscita. Quella più semplice è suggerita dallo stesso Gabrielli: “Se i tifosi torneranno nelle curve e dimostreranno con i comportamenti che la sicurezza può essere garantita anche in altro modo, non saremo così ottusi da non rivedere le nostre posizioni”. Traduzione: fate i bravi e le barriere ve le togliamo. Altrimenti la stretta aumenterà: “Se vogliono il braccio di ferro è ovvio che saranno loro a perdere, ne va della credibilità dello Stato”.