Qualcosa è cambiato dalle parti di Trigoria e quattro vittorie consecutive che ricollocano la Roma in carreggiata nella corsa al terzo posto per la qualificazione in Champions League sono un inequivocabile sintomo di benessere, di cose che stanno finalmente andando nella direzione giusta e, ai microfoni di Roma Radio, è arrivata da un grande veterano e uomo-squadra come Seydou Keita la conferma di una svolta a livello di mentalità da parte di giocatori e ambiente.

Amico e vicinissimo a Rudi Garcia, il maliano ha ammesso che il rapporto tra società e tecnico (e di conseguenza tra quest’ultimo e i giocatori stessi) si era logorato e il senso di sfiducia regnava sovrano in un ambiente psicologicamente delicato: “Con il cambio di allenatore c’è stato il cambio di mentalitàQuando si cambia è perché qualcosa non va bene, può essere la testa o la fiducia in se stessi. Con Spalletti abbiamo fatto quattro vittorie consecutive, siamo sulla strada giusta“.

Adesso arriva la sfida con il Real Madrid in Champions League, il club che Keita si è trovato più volte di fronte come avversario, quando giocava nel Barcellona: “Barça-Real si potrebbe paragonare al derby contro la Lazio, una partita importante per società, calciatori e tifosi. Ne ho giocate molte contro il Real ma ho anche dei bei ricordi anche contro Siviglia e Valencia. Come si affronta? Bisogna crederci e avere fiducia, poi l’allenatore sta facendo un lavoro giusto. Lui farà di tutto per vincere questa partita, sarà un match difficile perché loro sono una grande squadra, ma non è impossibile perché nessuno è imbattibile e loro hanno perso già qualche partita

Oltre a mentalità e lavoro, Spalletti sta concentrando parecchi dei suoi sforzi nel ricucire lo strappo avvenuto da lungo tempo tra società e tifosi. Ora la situazione, anche grazie alle vittorie – sempre la miglior panacea contro tutti i mali -, sembra di gran lunga migliore e i rapporti molto meno tesi anche se lo stesso Keita si era recentemente trovato al centro di una polemica con i supporter giallorossi per alcune frasi espresse e mal digerite dai tifosi (“Se i tifosi ti fischiano, diventa difficile fare bene“), che poi ha provato a chiarire nella medesima intervista:

“Ho sofferto molto nella mia vita per essere qui e rispetto tutti i calciatori, che siano qui a Roma o in un’altra squadra. Non gli mancherei mai di rispetto. Quando i tifosi fischiano forse hanno anche ragione, ma questo non aiuta. La Roma mi paga per giocare, i tifosi pagano per venire a vederci. Come può un calciatore mancare di rispetto a un tifoso? Se dicessi che amo la Roma come Francesco e Daniele non sarebbe la verità, ma il rispetto che ho per i tifosi è identico al loro“.

In conclusione l’ex giocatore del Barça rivolge il suo pensiero al futuro, visto che giunto all’età di 36 anni e con il contratto in scadenza, sta pensando di coltivare alcuni dei suoi interessi legati a un progetto in merito alle giovanili del suo Paese in particolare e del continente africano in generale: “Mi piacerebbe continuare ad aiutare i calciatori più giovani in Africa. Mettersi a disposizione del prossimo è sempre bello perché la carriera di un calciatore dura una decina d’anni, tranne pochi esempi come Totti. Per me viene prima di tutto la persona e nella mia vita sono importanti il rispetto e l’umiltà. Da grande quindi non farò l’allenatore ma, vorrei aiutare gli altri ad avere le stesse chance che ho avuto io“.