Lo scontro tra titani nel posticipo della 25a giornata di Serie A tra Roma e Juventus finisce con un pareggio per 1-1 in un match che ha saputo più che altro mettere in evidenza pregi e difetti di entrambe le squadre, limiti da una parte e punti di forza dall’altra le cui evoluzioni saranno interessanti da seguire nel percorso di un campionato ancora lungo, fino alla sua conclusione tra 13 giornate. Un pari che tiene a distanza la Roma con 9 punti di ritardo dalla capolista e che a ben guardare, però, non lascia esattamente lo status quo poiché la Juventus rosicchia non solo un’ulteriore giornata di campionato ma anche un altro punticino virtuale nel caso che i due club finiscano a pari punti, per la questione degli scontri diretti.

Totti croce e delizia. Con una Juventus attenta, ordinata, difensivamente monolitica e imbrigliante anche un genio del calcio come Francesco Totti rischia di andare fuori giri anche a bassissimi regimi. E allora un Totti così risulta per la squadra – brutto a dirsi – più croce che delizia. Quando alle sue calcagna si mettono autentici mastini della guerra come Vidal e Marchisio e, per altri versi, compagni della qualità di Pjanic, Gervinho e Ljajic non riescono a seguirlo, a dargli una mano, a giocare con lui, il numero 10 giallorosso non può servire alla causa. La Roma non gira per tutto il primo tempo e per buona parte del secondo anzi, gira talmente a vuoto intorno alla difesa bianconera che Buffon si sporca le mani solo allo scoccare del 27′ del secondo tempo quando Manolas colpisce di testa su un piazzato di Pjanic. Un po’ poco per una squadra che, già sotto di un gol, deve recuperare terreno per la corsa scudetto.

Juventus tattica. Allegri prima della Roma deve gestire le proprie forze e gli impegni multifronte cui è chiamata la Juventus da qui a maggio. La priorità di giornata è un centrocampo da reinventare senza due pezzi da novanta come Pirlo e Pogba. Mica facile. Il tecnico livornese torna allora all’antico con una mediana a tre, visto che non può disporre neppure del nuovo arrivato Sturaro per una defezione dell’ultimo minuto (o quasi). Con Marchisio che studia ancora da Pirlo ma che non è decisamente Pirlo laddove la regia nonrappresenta proprio il suo ruolo naturale, per la Juve torna utile la tattica adottata contro il Borussia Dortmund: controllo della situazione e ripartenza veloce. Tattica che anche con la Roma, che non è il Borussia Dortmund, si dimostra fruttuosa tanto che le migliori occasioni da gol sono bianconere. La Roma soffre per tutta la prima frazione di gioco le rapide ripartenze della Juventus e la tensione a fine primo tempo tra Manolas e De Sanctis è il chiaro sintomo che nel gioco dei giallorossi c’è qualcosa che non va.

Finale di partita. Sono due gli episodi che fanno svoltare il match: il vantaggio juventino con la magia di Tevez su punizione e l’espulsione di Torosidis di qualche minuto prima. Solo a quel punto Garcia capisce che ci vuole velocità, che con un De Rossi che si limita all’interdizione e un Totti così ingabbiato, necessitano giocatori freschi e saettanti. E con Florenzi, Iturbe e Nainggolan è tutta un’altra Roma. La Juve è certamente più stanca e tutto sommato rincuorata dal vantaggio ma la Roma ci mette cuore, orgoglio e soprattutto velocità d’esecuzione nelle giocate, l’unica vera chiave di gioco che può mettere in difficoltà la Juventus e sgretolare la sua fiducia. Peccato che la svolta arrivi tardi, così come il gol del pareggio di Keita (con la complicità di Marchisio), perché a quel punto la partita è già praticamente finita. Allegri se ne va scontento per aver fallito un match point importante. Forse la Juve di Conte avrebbe portato a casa i tre punti, ma con quali conseguenze per una squadra perennemente costretta al multitasking?